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Arno, Orme e Pdsa l'inquinamento totale

Di roberto pubblicato il 24/09/18

EMPOLI. Fitofarmaci e residui di prodotti per lavorazioni industriali, trovati da Arpat nei campionamenti nei vari fiumi e affluenti che attraversano la Toscana (e l’Empolese Valdelsa).

Dall’annuario dei dati ambientali 2017 dell’agenzia per la protezione ambientale emerge un quadro in chiaroscuro, sia a livello locale che regionale. Arpat da anni “mappa” le acque, analizzando i prodotti e i residui che ci possono essere. Per quanto riguarda l’Empolese Valdelsa i campionamenti hanno riguardato 5 punti: l’Arno a Capraia e Limite e a Fucecchio, l’Orme a Empoli, la Pesa a Montelupo e il Rio Pietroso a Gambassi Terme. Le analisi riguardano due maxi ambiti: lo stato ecologico e quello chimico. Per quanto riguarda lo stato ecologico, Arpat individua cinque livelli: cattivo, scarso, sufficiente, buono, elevato (e non campionabile). Principalmente nel territorio in questione si galleggia fra lo scarso e il sufficiente. Scarso è a Capraia e Limite, sia nel 2015 che nel 2016 (mentre manca il dato dell'anno scorso); lo stesso a Fucecchio, ma solo nel 2015 (per il 2016 e il 2017 deve finire la campagna di campionamento); scarso anche lo stato ecologico della Pesa a Montelupo (nel 2015), mentre Empoli è peggiorata, passando dal sufficiente del 2015 allo scarso del 2017.

In controtendenza, invece, Gambassi, dove da sufficiente si è passati a buono. Ma cosa s’intende per stato ecologico? Arpat, in soldoni, va ad analizzare le componenti biologiche dell’ecosistema fiume, come piccoli invertebrati, piante e pesci, che possono indicare le alterazioni presenti nell’habitat in questione. Animali, piante ed esseri viventi in genere, infatti, possono mostrare sintomi evidenti della presenza di componenti chimiche che non ci dovrebbero essere. Allo stato ecologico, inoltre, si aggiunge quello chimico: nelle acque si possono trovare metalli pesanti, pesticidi, inquinanti industriali e altro ancora; tutti prodotti classificati in base ad una scala di “pericolosità”. L’Arno a Fucecchio, ad esempio, mostra sostanze perfluoroalchiliche (Pfas): si tratta di acidi molto forti usati nei processi industriali. Lo stesso vale per l’Orme, a Empoli. I Pfas vengono utilizzati in molte lavorazioni e ad alte concentrazioni sono tossici per l’uomo (e per gli altri organismi viventi) e se raggiungono le falde possono facilmente contaminarle.

Nell’Arno a Capraia e Limite, invece, Arpat ha riscontrato glifosato e Ampa (un prodotto della degradazione del glifosato). Ampa che c’è anche nell’Orme empolese, mente nella Pesa a Montelupo c’è il “Clorpirifos”, un insetticida ad ampio spettro d’azione, che uccide sia le larve che gli insetti adulti e che serve per proteggere vari tipi di coltivazioni nella fase iniziale. Il Clorpirifos, come il glifosato, è molto discusso: il governatore della Regione Enrico Rossi ha dichiarato guerra al glifosato, mettendolo al bando dal 2021 e lavorando per disincentivarne l’uso dal prossimo anno. La multinazionale americana Monsanto, che lo produce, è stata recentemente condannata al pagamento di un risarcimento da quasi 300 milioni di dollari ad un agricoltore statunitense che ha sviluppato una patologia oncologica. In Italia l’uso del glifosato è vietato “in parchi giardini, campi sportivi, aree di gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne, complessi scolastici e strutture sanitarie”. Il divieto scatta anche in agricoltura, durante il raccolto e la trebbiatura, cioè quando i prodotti della terra sono ormai prossimi a finire in tavola. La presenza di questi composti chimici fa riflettere il sindaco delegato all’ambiente dell’Unione dei Comuni Alessandro Giunti: «Dobbiamo parlare con la Regione per approfondire la questione. Da Arpat non abbiamo

ricevuto segnalazioni di situazioni critiche, però serve capire che effetti hanno queste componenti chimiche». C'è da dire che la situazione dell'Empolese Valdelsa non è fra le peggiori, perchè l'inquinamento è un problema che colpisce molti corpi idrici della regione. 


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