Tecnica

Appunti di pesca in fiume

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 22/01/15

Con questo mese iniziamo una serie di articoli interamente dedicati alla pesca in acque correnti poiché troppe sono le occasioni per pescare bene in queste acque che rappresentano un patrimonio fondamentale per la pesca sportiva in genere ed anche per il carp fishing.

D’altra parte per lunghi anni io stesso ho trascorso tantissimo tempo nelle acque dell’Ombrone in Toscana ed ora, mi trovo ad essere “vittima” sempre più spesso del Tevere dopo aver passato splendidi momenti nel Mincio così come nel Dese o nel canale Brian. In tutte queste occasioni ho imparato ad amare questo tipo di acque che sono imprevedibili, affascinanti, generosissime e che non richiedono quasi mai lunghe, estenuanti e noiose sessioni come le acque ferme.

Le carpe di fiume sono animali forti, potenti e che non vanno troppo per il sottile quando c’è da attaccare le esche. E poi spesso cominciano i guai perché ci si accorge di avere un piccolo treno attaccato all’altra estremità della  lenza. Esattamente come mi è accaduto la passata stagione quando mi trovai ad affrontare un nuovo tratto di fiume non lontano da casa mia che avevo scelto e pasturato per alcuni giorni.

Poiché stavo cercando un posto “facile” che mi permettesse di pescare anche per poche ore con qualche speranza di cattura e senza ambizioni di carpe di taglia, avevo deciso di affidarmi ad una attrezzatura veloce composta da un  paio di canne da 3 libbre montate con finali e piombi del tipo “usa e getta” visto che pensavo di aver a che fare con molte carpe di taglia 2 – 8 chilogrammi come spesso accade nel Tevere basso.

Ricordo che i finali erano composti da uno spezzone di mono da 25 libbre su amo del 6 innescato a mais; 5 chicchi con due pezzi di schiuma gialla. Una bella palla di Method e via con il primo lancio seguito dopo meno di 2 minuti dalla cattura di un carassio “monstre” di almeno 2,5  chilogrammi. Stessa partenza dopo altri 5 minuti a segnalarmi piacevolmente che il posto era “giusto” e le catture si sarebbero succedute. Solo che questa volta alla ferrata fecero seguito un paio di poderose testate ed una fuga per almeno 50 metri direttamente verso il centro del fiume. Inutile ogni tipo di difesa perché non ero certamente pronto a tali evenienze (non avevo nemmeno il guadino montato!) e lo stesso terminale non era certo all’altezza di una preda veramente potente come sanno essere i pesci di fiume.

Ed infatti , senza aver avuto la possibilità di effettuare un singolo giro di manovella mi ritrovai la lenza morta e un palmo di naso. Ben mi sta! Cambiati subito i terminali con qualche cosa di più adeguato, come ad esempio un robusto hppe da 25 libbre ed un amo del 2 e ben presto mi  resi conto che le carpe erano forse meno del previsto ma, che la taglia media di oltre 13 kg avrebbe ben presto fatto dimenticare questo aspetto!

Ovvero che mai avrei potuto catturare   carpe della taglia che il fiume mi stava offrendo senza una attrezzatura assolutamente in ordine e dimensionata per quel tipo di acque, cioè, che mai si deve sottovalutare un fiume perché dove meno te lo aspetti arrivano le catture capaci di farti sorridere a lungo...e così andando con le lezioni apprese ancora una volta andando a pesca in un luogo nuovo.
Da quel giorno la mia attrezzatura, con riferimento a finali e terminali è al massimo della potenza e tenuta tanto che la scelta di usare un dyneema diretto da 30 libbre dopo aver combattuto a lungo tra le legnaie una comune di quasi 15 chilogrammi mi pare quanto meno “sicura”.
Detto questo però ragioniamo sulla pesca in fiume perché non sempre è così ricca di soddisfazioni soprattutto se a monte non c’è un lungo lavoro di studio del migliore settore di pesca. E in questi tre appuntamenti sarà mia cura sviscerare tutto ciò che ho imparato in questi anni.
Considerazioni sul fiume.
Così come nel lago cerchiamo le carpe in alcuni settori tipici che potrebbero ospitarle ed evitiamo accuratamente altre aree perché ritenute poco produttive, anche in fiume abbiamo settori validi ed altri che, sebbene a prima vista perfetti, sono in realtà improduttivi o deludenti. Sta a noi, con poche regole “sicure”, capire dove dobbiamo pescare e dove possiamo saltare a piè pari.

E per far questo aiuta moltissimo l’osservazione dello stesso letto del fiume e l’andamento della corrente.

Quest’ultima ci dirà assai più di ogni ecoscandaglio (comunque strumento utilissimo in un secondo momento) che ci aiuta a studiare il fondale ma non è in grado di darci indicazioni altrettanto importanti riguardanti l’andamento dell’acqua.

Si, perché è proprio questo uno dei “segreti” che ci permettono di individuare il classico “posto buono” anche quando l’apparenza ovvero, l’aspetto esteriore ci potrebbe ingannare.

Non è un concetto complesso e vediamo di approfondirlo.

La corrente lungo il letto del fiume non è mai omogenea, nemmeno nelle parti completamente rettilinee a causa della presenza di ostacoli sul fondale, delle differenze di profondità e di ostacoli sulle sponde. Laddove poi l’acqua abbia creato delle curve la situazione è ancora più evidente tanto da creare correnti contrarie che tendono a risalire oppure, anse di acqua stagnante.

Ebbene se osserviamo la corrente immaginando di porre su di essa una barchetta di carta comprenderemmo subito come l’acqua ha sempre un andamento rettilineo e quindi zone in cui “urta” contro le sponde rimbalzando ed operando una continua erosione ed altre in cui deposita il sedimento. Il letto di un fiume è quindi un susseguirsi di aree di deposito seguite da altre di erosione.

Esteriormente ciò si identifica con sponde a picco, ripide e spesso irraggiungibili mentre dalla parte opposta, senza sbagliarsi, troveremo sponde basse e acqua bassa. Le aree caratteristiche delle sponde quindi sono:

Zone di Erosione: Sponde ripide, profondità elevata, corrente forte, ostacoli sommersi, fondale duro e consistente.

Zone di deposito: sponde piatte, profondità medio bassa, fondale morbido

Esistono poi le anse che generalmente sono posizionate a monte delle zone di deposito e consistono in aree di acqua quasi ferma, fondale morbido, profondità media e spesso fioritura di alghe e canneti. Il disegno che ho allegato spiega queste tre situazioni generiche.

Dove pescare.
La pesca in fiume non può prescindere dallo studio delle correnti e l’individuazione delle zone di riporto, erosione e delle anse altrimenti si tratta di una pesca “a caso” in cui la fortuna gioca un ruolo importante. Spesso è esattamente questa la ragione per cui tanti appassionati vengono scottati duramente dalle acque correnti.

Tanti infatti passerebbero il loro tempo lanciando nelle anse perché l’acqua è più calma oppure, nelle zone di riporto magari perché vi è qualche ostacolo sommerso.

La realtà è che in entrambe le zone il pesce può essere di passaggio ma, quasi mai sono aree di alimentazione e quindi produttrici di catture. Il fatto che il fondale sia morbido spesso è infatti un segnale che si tratta di zone in cui il materiale di riporto va a macerarsi (foglie, alghe etc.) e raramente sono zone capaci di produrre cibo naturale con continuità. La nostra zona di pesca è invece quella in cui la corrente opera uno scavo continuo del fondale mettendo alla luce il cibo naturale.

Queste zone sono a profondità maggiore ed hanno un fondo solitamente piuttosto duro e compatto e presentano ostacoli molto consistenti quali alberi affondati, grosse pietre, pietraie e radici sommerse insomma, tutte zone in cui le carpe possono trovare protezione continua, cibo a volontà...il tutto con piccoli spostamenti. Ovviamente pescare in queste zone presenta maggiori difficoltà perché la corrente è maggiore ma, lo sforzo vale decisamente.


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