Tecnica

Approccio dinamico, a caccia di carpe!

Di Mario Portelli pubblicato il 21/09/16

Sono sempre stato affascinato dagli ambienti fluviali e selvaggi, ho sempre amato sentirmi un intruso nel bel mezzo della natura incontaminata per dare la caccia a carpe completamente vergini e di grosse dimensioni.

Sono sicuro che non ci sia cosa migliore che osservare ed apprendere direttamente in loco i comportamenti dei pesci, il loro modo di alimentarsi, le loro zone di perlustrazione e stazionamento, nonché la loro scala gerarchica; questi infatti, sono gli elementi fondamentali che ci consentono di insidiarle con un’elevata probabilità di successo.

Va da se, che per fare tutto ciò dobbiamo disporre di acque pressochè trasparenti, dotate di un regime apparentemente salmonicolo.

Occhiali polarizzati e camminare molto.

La prima cosa da fare prima di bagnare i nostri terminali, è dedicarsi per molto tempo all’attenta osservazione dell’acqua. Ci sono infatti dei tratti di fiume nei quali mai avrei immaginato che vi siano carpe: acqua troppo bassa e con tanta corrente, banchi di alghe fino in superficie e letto del fiume esposto al sole per la maggior parte della giornata. Un’attenta osservazione con ottimi occhiali polarizzati però, mi ha consentito di notare che tra le fitte alghe, si nascondevano delle carpe mostruose, che seguivano delle rotte ben precise durante tutto l’arco della giornata e disponevano, “a chilometro zero”, di tutto il loro fabbisogno nutrizionale: tutti i ciottoli del fondale brulicavano di chioccioline.

L’approccio.

Fin dall’inizio ero assolutamente convinto che per ingannare dei pesci con quelle abitudini, dovevo puntare ad un approccio di pesca dinamico, dovevo insidiare molti spot durante il giorno ed inseguire un pesce alla volta: non dovevo puntare sul loro appetito, ma sulla loro curiosità!

Silenzio e discrezione.

Di fondamentale importanza è fare silenzio ed avanzare con passi piccoli e attenti, facendo meno rumore possibile; stiamo pescando sotto ai nostri piedi e qualsiasi movimento azzardato renderà il pesce sospettoso e diffidente vanificando ogni nostro tentativo.

Praticare un tipo di pesca veloce e dinamico richiede un’attrezzatura leggera e discreta che consente di cambiare lo spot (anche di qualche centinaio di metri) nel minor tempo possibile. Tutto quello di cui abbiamo bisogno è un piccolo zaino per contenere la nostra minuteria, l’attrezzatura fotografica da autoscatto e le nostre cose personali, una canna da pesca corta e leggera, anche telescopica, un guadino ed un piccolo materassino per appoggiare il pesce in caso di cattura.

Montature invisibili? No, grazie.

Allo scopo di stimolare la curiosità delle carpe, negli ultimi trenta centimetri di montatura ho voluto contraddire tutti quelli che fin’ora sono stati i miei capisaldi sul mimetismo sull’invisibilità: la strategia pertanto, consisteva nell’attrarre il pesce con una montatura estremamente visibile.

Aspetti tecnici.

Dalla lenza madre. Sebbene volevo aumentare la visibilità del mio innesco e della mia montatura, al contrario dovevo assolutamente evitare che le carpe avvertissero la mia lenza madre in acqua.  Ho notato da molti anni ormai che pescare in acque correnti con la lenza morbida eludendo fili tesi, fa sempre la differenza: non appena i pesci avvertono il filo teso, se la danno a gambe!

Filo molto lasco e guaina affondante morbida in pvc con piombino volante da dieci grammi facevano proprio il mio caso. Anche con il filo completamente mollo, back lead obbligatorio per evitare spiacevoli angoli di lenza in acqua.

Il piombo.  La scelta verte su un piombo colorato o addirittura modificato con del nastro adesivo catarifrangente, in grado di aumentare l’effetto visivo in acqua. Il comportamento delle carpe quando passavano nei pressi del piombo modificato, e i parecchi pesci allamati su questo tipo di montatura, hanno confermato la mia ipotesi: il piombo giocava un ruolo importantissimo.

Necessitavo di una montatura veloce e cattiva allo stesso tempo, quella in-line si è dimostrata efficace in ogni puntura.

Terminale in treccia o in Fluoro-Carbon? Carbon 100%. L’ho usato semplicemente per le sue proprietà meccaniche, avessi avuto a disposizione un filo “glitterato” con le stesse proprietà del carbon, lo avrei certamente impiegato! Con un fondale basso e duro composto da sassolini, in presenza di forte corrente e di pesci che mangiano con il muso verso monte, un terminale rigido e corto infatti, nell’ordine dei dieci centimetri circa, punge molte più carpe di un terminale in dacron (10:2 dati alla mano). In parecchie prove che ho fatto con i terminali in tracciato, prima quindi di trovare l’assetto ideale, ho visto molti pesci aspirare l’esca e alzare il piombo per più di venti centimetri dal fondo, senza rimanere allamate!

Quale esca? L’esca Pop-Up su terminali corti in carbon, controbilanciata direttamente dal piombo, ha letteralmente stracciato l’affondante. Mi piace pensare che il movimento in corrente in di queste esche colorate galleggianti, trasformi le carpe in veri e propri predatori! Ho catturato il 100% dei pesci con esche Pop-Up colorate e ho notato una leggera preferenza verso i grossi calibri, 30-35mm self-made, di colore arancione.

Mi sono tolto qualche soddisfazione anche innescando i Pop-Corn!

Conclusioni.

Tendendo le insidie a carpe selvagge e di taglia da distanza ravvicinata, la reazione del pesce alla puntura è sempre stata di una violenza inaudita. Ciò significa che in bobina necessitavo di nylon dello 0.60 ed ami particolarmente robusti! L’attenta osservazione preventiva del comportamento dei pesci e le ore passate sulle sponde per comprenderne i comportamenti ed i movimenti, si sono rivelate poi preziose per massimizzare le ore di pesca!







 

 

 

 

 

 

 


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