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Anche nei laghi a pago?

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 28/08/16

Leggo un messaggio di un ottimo carpista ed un persona anche molto seria ed affidabile; stanotte mentre erano in tenda hanno beccato un tizio che cercava di forzare la loro macchina per rubarsi il contenuto.

Poco male direbbe qualcuno, accade ovunque. 

D'accordo, è una piaga che abbiamo avuto, che sembrava  accennasse a diminuire ma che poi è riesplosa con le centinaia di "ospiti" che abbiamo importato con l'apertura delle frontiere e le invasioni successive.
La cosa che lascia stupiti è che tutto questo è accaduto dentro un lago a pagamento, una struttura privata in cui tutto dovrebbe essere fatto a tutela e difesa di chi pesca ed un luogo che, per definizione, dovrebbe consentirci di vivere la nostra passione in modo "sicuro al 100%".
Evidentemente non è così perché le attrezzature da carpfishing e da pesca in generale, fanno gola a questi sbandati che poi le rivendono per ottenere 4 lire. 
Quel che mi lascia perplesso è la facilità con cui questi delinquenti accedono a certe aree e la mancanza di controlli. Lo trovo un errore madornale da parte dei gestori (generalizzando) perché la loro sopravvivenza è proprio legata alla qualità della sicurezza all'interno delle loro aree.
Ne sono responsabili esattamente come nel caso qualcuno cadesse in acqua. Forse non tutti ne sono consapevoli oppure vi è la speranza di farla franca e buttarla "in caciara"....Quei tempi sono finiti.
Dobbiamo fare quindi tesoro dell'episodio capitato all'amico carp angler e cominciare muoverci pensando che essere in due può non essere sufficiente e certamente, bisogna essere pronti ed attenti a non farsi cogliere nel sonno da questi maledetti.
Ma bisogna anche stare attenti nella reazione perché abbiamo a che fare con dementi senza legge per i quali ci sarebbe una soluzione che non è però contemplata attualmente nel nostro oridinamento giuridico nemmeno in tempo di guerra.
Bisogna stare attenti perché questi esseri viscidi e piagnucolanti davanti alle forze dell'ordine così come davanti alle telecamere di chi poi li intervista, (vedasi servizio di Sky TG24 per il quale attendo invano un risposta della direttrice Veretto), sono poi capaci di querelare per diffamazione.
Non è uno scherzo vista la scomposta reazione della moglie di un bracconiere che uccide le carpe a Caccamo quando la misura massima non lo consentirebbe e minaccia querele per ottenere soldi.
Lui è un bracconiere, se ne fotte delle leggi vigenti, gli danno del bracco e lo maledicono e la moglie che non ha evidentemente nulla di meglio da fare....? Minaccia querele anzichè prendere a ceffoni il consorte idiota.
Paese allo sbando dove le leggi non servono a nulla.
Paese ferito dove oggi la nostra mente è per situazioni di incredibile dolore e gravità ma che non possono offuscarci dal portare avanti le nostre piccole battaglie per vivere il nostro hobby nel migliore dei modi.
Non è importante in che lago sia avvenuto il fatto.
Ciò che dobbiamo mettere in preventivo che "può" accadere anche nelle acque private e i fatti lo dimostrano.
A questo punto diventa importante, nel momento in cui scegliamo il luogo dove andare a pesca, che il lago sia protetto da sorveglianza, che il gestore (o chi per lui) sia raggiungibile e sia in grado di assumersi le responsabilità che, volente o nolente, ha nei confronti di coloro che frequentano il tal lago.
Non serve quindi fare nomi, tanto è il passaparola a fare giustizia e selezione di quei luoghi che non dovessero mostrarsi all'altezza della situazione.

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