Tecnica

Amarcord-La pesca in corrente

Di Pino Maffei pubblicato il 04/08/19

La pesca in corrente  ha un sapore diverso, esalta il carpfishing e nello stesso tempo ne demolisce le fondamenta, lo sconvolge e lo riabilita, devasta i nostri nervi e ci riattiva quando siamo stanchi.

Un modo diverso dall’affrontare le nostre amiche carpe tramite il classico approccio fatto di terminali   e inneschi  immobili sul fondo in attesa di essere agguantati.

Forse meno tecnica della pesca in acque ferme, ma la pesca in corrente richiede molta conoscenza, molta costanza e tanta tanta esperienza.

 

La corrente può considerarsi l’elemento primario da affrontare quando si sfida un fiume. La sua mobilità ci può sorprendere in ogni momento e spesso ci spiazza lasciandoci senza alcun diritto di replica.

Quando ci troviamo al cospetto di un fiume ci si rende conto che lo spazio da esplorare è immenso e le sue potenzialità potrebbero essere infinite. La prima cosa da fare consiste nello scegliere il posto migliore per finalizzare i nostri scopi senza perdere tempo. Per trovare un buono spot in fiume non occorre necessariamente disporre di un’imbarcazione, anche perché spesso da riva capita di individuare postazioni eccellenti che da dentro l’acqua non prederemmo neanche in considerazione.

Soprattutto quando si ricerca uno spot dalla barca lungo il fiume non bisogna cadere nell’inganno visivo delle postazioni che avevamo in mente da riva, poiché ci troveremmo a valutarle dalla prospettiva sbagliata.

A volte capita di imbatterci in postazioni teoricamente interessantissime, ricche di vegetazione ed ostacoli  evidenti, difficilmente raggiungibili da riva e con anse particolarmente appetibili al punto di affascinarci a prima vista.

Eppure quello per molti carpisti potrebbe non essere il luogo ideale per insidiare le carpe. Esperienze e  sperimentazioni hanno creato nel tempo diverse scuole di pensiero tanto che ogni pescatore di fiume sembra avere una propria teoria su come affrontare la corrente .

Vediamo in questo articolo quali sono le due teorie e le giustificazioni principali sui come affrontare la corrente.

 

LA PESCA NEI CALMI RIGIRI

L’osservazione della corrente può darci dei segnali inequivocabili della presenza di ostacoli o di sbarramenti sommersi, capaci di deviare il continuo flusso dell’acqua creando ottime zone di alimentazione delle carpe.

Per la scelta del nostro spot non dobbiamo far altro che prendere in considerazione dei principi basilari.

La spinta della massa acquosa aumenta con l’aumentare della pendenza del fiume e con l’aumentare delle profondità. Si può dire che la corrente si comporta come un buon muratore: essa demolisce, trasporta  e costruisce nell’ambito dello stesso letto di fiume.

Difatti oltre a scavare incessantemente il centro fiume, in alcune zone erode le sponde, in altre trasporta i materiali erosi ed in altre ancora li deposita. Considerando il fatto che il maggior impatto della corrente si ha sotto il pelo dell’acqua e che essa diminuisce anche in modo brusco nell’avvicinarsi al fondale, nei punti di maggior impatto delle sponde la spinta dell’acqua esercita una forte attività di erosione (demolizione) e i detriti che vengono staccati dalle sponde percorreranno un tratto a valle (trasporto) fino a depositarsi in un’altra zona (costruzione).

I carpisti che abitualmente calano le lenze nei calmi rigiri considerano gli spot migliori quelli che si trovano a ridosso delle sponde colpite dalla corrente  e nei pressi delle zone di costruzione, ma non proprio dentro ad esse le quali quasi sempre sono caratterizzate da fondali molto melmosi a causa dei continui sedimenti che vi si depositano.  L’operazione muratoria della corrente può effettuarsi anche lontano dalle sponde, come ad esempio quando un grosso tronco si blocca a centro fiume interrompendo la corrente centrale e creando un posto di deposito. In questo caso le cose cambiano radicalmente ed il nostro interesse potrebbe incentrarsi in zone diverse dal sottosponda. Un ostacolo in mezzo al fiume sconvolge tutto l’assetto della corrente e potrebbe spingerci ad affrontarlo in maniera molto meno convenzionale.

Dinnanzi all’ostacolo la corrente tende a creare la sua zona di demolizione scavando ancor più intensamente il letto, il trasporto avviene ai lati dell’ostacolo ed il deposito a valle di esso. L’azione di demolizione aumenta in modo esponenziale perché se la corrente scava a centro fiume ne aumenta la profondità e proporzionalmente anche la velocità, fino a creare un ciclo continuo che soltanto una piena o l’arrivo di un ostacolo più grande potrebbe interrompere. La ciclica azione che uno sbarramento impone alla corrente al centro del fiume, con il passare del tempo, potrebbe addirittura farci trovare di fronte ad un secca a centro fiume in grado di offrirci tutte le caratteristiche di un ottimo spot.

 

LA PESCA  IN VICINANZA DEGLI AFFLUENTI.

Molti carpisti durante la ricerca dello spot  fanno molta attenzione alla presenza di affluenti , fiumiciattoli o canali che intersecano il flusso del fiume. L’affluente oltre a fungere da riserva alimentare per i ciprinidi viene preso fortemente in considerazione anche per la sua influenza sul flusso della corrente.

Qui le zone di interesse possono essere più di una, a seconda della portata e della potenza della corrente che l’immissario esercita sul corso principale. Se si tratta di un piccolo corso con corrente lenta e poco veloce, la postazione interessante si trova esclusivamente a valle dell’intersezione  per effetto dei sedimenti che il piccolo corso “affida” alla grande spinta del fiume. La corrente del grande fiume tende a spingere verso riva i sedimenti, creando un’interessante postazione da sfruttare in marginal. Se, invece, il nostro affluente ha una buona portata, oltre alla zona a valle dell’incrocio può ritenersi valida anche quella a monte dello stesso. L’impatto dei due flussi tende a creare l’effetto ostacolo rompendo la corrente principale formando una piccola depressione che costringe nuovamente la corrente ad una brusca virata “controcorrente”. Anche il centro fiume può essere sfruttato quando ci troviamo al cospetto di un affluente con una portata rilevante. Se la forza dell’immissario lo consente, il corso d’acqua che si immette nel corso d’acqua principale tende a scavare il proprio letto anche all’interno del fiume stesso creando una sorta di canale sommerso dove le carpe amano pascolare in cerca di cibo.

 

LA PESCA NEI DRITTI DI FIUME

Molto spesso capita di osservare accampamenti di carpfishing in zone completamente “anonime”  laddove il fiume corre spedito  senza nessun ostacolo e senza curve che domano la corrente.  I famigerati “dritti di fiume” sono spesso  le zone che offrono le migliori opportunità contravvenendo a tutti quei principi sopra elencati.  Chi pesca nei dritti di fiume non è assolutamente un folle, ma affronta la pescata mosso da principi particolari e assolutamente da non sottovalutare.

Molti sostengono che i gamberi e le cozze di fiume  tendono a stazionare nelle zone centrali del fiume e non nei rigiri dove il fondo molle e meno ossigenato. Le cozze d’acqua dolce hanno bisogno di una corrente costante e regolare per nutrirsi ed ossigenarsi, oltre che trovare ottimi rifugi e ripari tra le rocce scavate dalla corrente. Le grosse carpe per potersi nutrire sono spesso costrette a delle continue fughe verso i punti di maggior intensità della corrente dove spesso vanno in competizione con barbi cavedani e tanto altro pesce bianco. I concorrenti alimentari delle carpe  fungono da veri e propri intercettatori del cibo che sfila via veloce spinto dalla forza del fiume e lasciano poco tempo alla riflessione quando captano una fonte alimentare.  Chi pesca nei dritti ha maggiori probabilità di avere catture multiple o molto ravvicinate. Ciò si giustifica dal fatto che spesso le carpe frequentano questi ambienti muovendosi in gruppo e,  a differenza dei luoghi con corrente moderata o addirittura calma, l’azione di disturbo di un pesce allamato ha meno effetto in un luogo veloce e chiassoso come il centro fiume consentendoci di rimanere sempre in pesca.

 

 

 PESCA IN ACQUA BASSA E CALMA

Le zone di acqua bassa e calma se si pesca in fiume  non sono da considerarsi “il top” , ma non devono essere assolutamente sottovalutate. Soprattutto se si pesca durante i periodi a ridosso della frega è molto facile imbattersi in grossi esemplari in preparazione che si aggirano proprio in queste lanche morte.

Bisogna anche  tener presenti questi spot nei periodi più freddi  delle cupe giornate invernali dove le carpe sfruttano il debole calore del sole che può penetrare solo in acqua bassa e poco mobile. Catture giornaliere  nei momenti più caldi delle fredde giornate invernali si alternano con catture notturne nei momenti di maggiore scambio termico. E nelle acque basse e calme le condizioni appena descritte hanno maggiori possibilità di avverarsi.

 

La corrente è la maggiore alleata delle carpe di fiume,  oltre a proteggerle moltiplicandone la forza durante il combattimento, è capace di confondere e disorientare anche gli angler più esperti. Ma se si impara a conoscerla e soprattutto se si impara a conoscere i sui segreti allora può diventare la marcia in più per individuare ed intercettare le nostre avversarie. Conoscere la corrente richiede una grande esperienza, fatta di cappotti e nottate in bianco sulle spalle, ma questo non spaventa chi ha deciso di fare delle disciplina del carpfishing uno stile di vita.  Facciamo tesoro dei consigli  suggeriti da questo articolo, ma affidiamoci soprattutto a quello che il nostro istinto e senso dell’acqua è pronto a suggerirci. Poi il resto viene da solo…


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