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Alloctonia è una risorsa

Di Redazione pubblicato il 14/07/18

“Sold out” nella Sala Plenaria di Ferrara Fiere e Congressi per il convegno organizzato dalla Fipsas (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee) che ha visto la presenza di molte figure politiche e istituzionali, di nomi di rilievo nel mondo della pesca sportiva e ricreativa e, non ultimo, di tanti appassionati.

Un incontro fortemente voluto dalla Federazione Italiana della Pesca Sportiva, delle Attività Subacquee e del nuoto Pinnato, presente sul territorio nazionale dal 1942 e da sempre attenta alle problematiche ambientali che riguardano la vita nei bacini fluviali e lacustri italiani, tanto da essere stata riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente, Associazione di Protezione Ambientale.

E’ stato il presidente della fiera Filippo Parisini a dare il benvenuto alla platea, dopo essere stato introdotto dal relatore del convegno, Riccardo Galigani. Lo stesso Parisini ha portato il saluto di Tiziano Tagliani, sindaco di Ferrara e presidente della provincia di Ferrara.

Maurizio Natucci, presidente del settore acque interne Fipsas: «l’alloctonia può essere una risorsa. Questo è il punto di partenza del mio intervento. Perchè? Cominciamo a riflettere su quali cifre ruotino intorno al mondo della pesca agonistica e ricreativa, intorno agli alloctoni. Da alcune valutazioni che ho fatto e che nascono dalla mia esperienza, in questi ambiti, soltanto in Emilia Romagna, in Lombardia e nel Veneto, se uniamo l’indotto legato all’attività agonistica, circa 120.000.00 milioni di euro agli 800.000.000 milioni di euro legati alla pesca ricreativa noi stiamo parlando di 920 milioni di euro che circolano grazie a questa attività, soprattutto legata agli alloctoni che spesso sono l’unico tipo di pesce presente nelle acque di queste regioni. Se prendiamo a campione 4 categorie di pescatori ricreativi, carpfishing, catfishing, spinning e pesca al colpo, ogni pescatore spende in un anno ben 4.000 euro. Direi che se confrontiamo questi numeri con quelli irrisori legati al prezzo del pesce che arriva sui banchi del mercato, e parlo naturalmente di quelli alloctoni, sempre di più venduti insieme agli altri (e spesso frutto dell’attività illegali dei bracconieri) è ben palese quale immensa risorsa siano gli alloctoni nelle nostre acque, patrimonio che va assolutamente difeso »

Giuseppe Giove, comandante Guardia Forestale Emilia Romagna: «C’è grande sinergia con la polizia provinciale, nella lotta al bracconaggio; per noi è fondamentale muoverci insieme. Sul campo veniamo aggrediti continuamente, l’ultimo episodio qualche giorno fa. I bracconieri spesso hanno precedenti penali e non usano mezze misure nel delinquere. Quali gli strumenti per combatterli? 23.000 euro di sanzioni nell’ultimo anno. Ma noi abbiamo “spade di carta”. Cinesi, moldavi, ungheresi, polacchi, ucraini… i bracconieri vengono da ogni paese e questo significa che da noi non ci sono norme che scoraggiano l’abusivismo piscatorio. Servono operazioni incisive, azioni che fungano da deterrente. L’Italia non è un paese dove poter fare quello che si vuole! La repressione è l’antidoto. Non si può venir qui per investire nel bracconaggio».

Alessandro Pagliarini, imprenditore: «La mia è una vera denuncia, sono furioso per quello che sta succedendo in Italia e anche per la confusione che c’è. Ci sono pescatori che non hanno mai visto un autoctono, ma hanno solo pescato pesci alloctoni. Tanti connazionali stanno lasciando le nostre acque per andare nei fiumi stranieri. Quello che noi consideriamo rifiuto biologico (alloctono) costituisce la ricchezza di altri paesi che vivono col mercato del nostro pesce, che prelevano illegalmente e in modo indiscriminato. O si fa politica per la vita e la valorizzazione o si fa una politica della morte e si tiene però il degrado che ne consegue. L’alloctonia è risorsa. Continuo a dire che quello che molti chiamano “rifiuto biologico” è in realtà il futuro della pesca sportiva, delle aziende che ruotano intorno ad essa. Basta al degrado che sta spegnendo la nostra identità. Ragionevolezza per favore. Che i pesci vengano considerati risorsa e non rifiuto. Che venga ridimensionata la pesca professionale in acque interne. Che ci sia ricchezza per l’Italia che ha ancora grandi potenzialità. Il mio è un appello. La Federazione se vuole può essere un grande punto di riferimento. Le polizie tutte e i corpi possono unirsi e fare molto. Non facciamoci rubare la nostra passione».

Riccardo Galigani, moderatore e giornalista di settore: «Ringrazio la Federazione che in questa occasione ci permette di approfondire un tema fondamentale della pesca, l’alloctonia; dal 68 sono nella Fipsas e oggi più che mai la vedo così determinata a risolvere un problema annoso. Grazie alla senatrice Bertuzzi che da buona Ferrarese non ha mancato questo appuntamento. Se ci facciamo rubare i pesci è come se a Cortina si facessero rubare la neve. Se muore la vita nei nostri fiumi crolleranno tutte le riviste, le trasmissioni televisive, tutte le attività mediatiche, e sono moltissime, legate a questo mondo. Gli alloctoni sono il presente e il futuro. I sacchi di cavedani e savette che si facevano sul Po negli anni ’60 non torneranno più è inutile illuderci. Gli ambienti sono stati profondamente mutati e non ci sono più quelle caratteristiche che permettevano la vita ad alcuni autoctoni, solo gli alloctoni sono riusciti a sopravvivere. Noi abbiamo il dovere di salvarli non di eliminarli!»

Roberto Ripamonti, giornalista di settore: «Quanto genera il milione e mezzo di pescatori censiti in termini economici? Mi rivolgo alla senatrice Bertuzzi, perché Lei rappresenta il parlamento. La pesca sportiva è lo strumento per creare posti di lavoro. In Slovenia e negli Stati Uniti tutto questo è già realtà. Il bracconaggio va a colpire non solo l’economia del paese legato alla vita delle specie ittiche alloctone presenti ma ha anche un aspetto molto importante. Si, perché la pesca è anche e soprattutto un momento sociale con valenza educativa, è rieducazione, è in alcuni casi terapia. La pesca per molte generazioni è stata ed è un sogno che si realizza e che ha allontanato ragazzi da strade sbagliate. C’è un indotto fondamentale legato a questa passione, certo, ma la pesca sportivo-ricreativa è soprattutto strumento sociale e aggregante. I bracconieri stanno distruggendo la vita e il sogno dei giovani. Il bracconaggio deve essere spazzato via».

Marco Trombini, presidente della provincia di Rovigo: «Sono presidente di una provincia che non esiste più. Se avessi strumenti per agire, per quanto riguarda il bracconaggio, lo farei. Nel parco del Delta del Po abbiamo 5 km di canali e 12 guardie provinciali: ditemi come posso contrastare l’attività del bracconaggio. Le difficoltà ci sono sempre state, ma oggi ce ne sono troppe. I fermi di qualche settimana fa ci sono stati grazie a dei volontari della pesca sportiva. Continuo a dire che anche noi, come ha detto il comandante Giove, abbiamo “spade di carta”. Il mio approccio personale per quanto riguarda gli alloctoni è di protezione e salvaguardia.»

In una videointervista Andrea Marchi, sindaco del comune di Ostellato ha analizzato in particolare lo stato del Canale Bando Valle Lepri. Lo stesso ha fatto in una videointervista Luisa Turci, sindaco del comune di Novi Modena, parlando di un altro canale fortemente interessato al problema (Canale Cavo Lama).

Laura Pisano, segretario Alleanza Pescatori Ricreativi: «E’ importante che i pescatori siano consapevoli delle norme che regolano quelli che per loro sono argomenti di primario interesse; questo li aiuta a relazionarsi meglio con gli enti preposti alla gestione e permette loro di fornire supporto di qualità alle scelte dei decisori, in ambito sia politico che amministrativo, che è il valore positivo della lobby, parola in cui, troppo spesso, pesa la valenza negativa».

Carlo Romanò, ittiologo responsabile del servizio di pesca nella provincia di Como: «Oggi sono presente per portare la mia esperienza professionale sull’introduzione di una specie esotica avvenuta nel XIX secolo e programmata dagli scienziati dell’epoca che ha portato benefici al mondo della pesca senza causare problemi alla biodiversità lacustre. Parlo dei coregoni che costituiscono il 60% del pescato totale dei professionisti. Il ricavo annuale della vendita dei coregoni si può stimare tra i 700.000 e 1.000.000 di euro. Senza tener conto dell’indotto legato alla ristorazione. Negli ultimi decenni si è sviluppata una pesca ricreativa legata al coregone che viene pescato da centinaia di appassionati. E’ una specie alloctona ma la sua gestione spesso è come quella che si ha per le specie autoctone. Se qualcuno va a chiedere a qualcuno che abita vicino al Lago di Como di dov’è il coregone (o lavarello) ti dirà che è un pesce del lago di Como»

Claudio Matteoli presidente Fipsas: «Grazie a tutti i numerosissimi presenti. Siete rimasti per tutto il convegno, che si è protratto a lungo. Questo significa che questi argomenti vi toccano molto, molto da vicino. Parlando di bracconaggio mi associo a quanto detto da tutti i relatori: non possiamo più rimandare e mi rivolgo ai politici presenti. Serve un supporto legislativo per poter fare interventi efficaci. Servono i sequestri degli attrezzi, serve la prigione per il furto di un bene pubblico. E’ necessaria una legge nazionale. Il 4 novembre è stata depositata al parlamento da parte della lega, una proposta di legge per l’inasprimento delle pene sul bracconaggio. La federazione ha dato una serie di suggerimenti; ora la legge andrà in parlamento. Questo è il momento di fare lobby e unirci o arriveremo a situazioni drammatiche. Parliamo poi di alloctonia. Si fanno differenze tra animali e animali. Vi ricordo che le nostre case sono piene di gatti e cani alloctoni. Nelle cucine ci sono decine e decine di ortaggi alloctoni. Nessuno dice nulla si parla solo dei pesci. L’idea dell’eradicazione mi sembra davvero inaccettabile. L’importanza economica della pesca è data da quei due milioni di persone che pescano in Italia. Ma senza pesce crolla tutto. Bisogna lavorare sulla gestione e sul contenimento delle specie aliene invasive. L’alloctonia è sicuramente una risorsa»

Maria Teresa Bertuzzi, Capogruppo Pd in Comagri 9: «Le acque interne sono competenza delle regioni il mare dello stato. La legge regionale può arrivare alla sanzione amministrativa e al sequestro, non di più. C’è un conflitto di competenze. Il tema esiste ed è reale, è bene che ci sia il tavolo della conferenza Stato-Regioni che definisca gli ambiti. Ciò non esclude che le regioni scrivano e dettino delle linee guida. Se noi riuscissimo a provare una convergenza e se si trovasse anche il percorso all’interno delle commissioni risolveremmo il problema. Io sono stata sindaco di un comune qui vicino, dove è presente la nutria che ha portato danni inestimabili non solo ai fiumi ma anche agli agricoltori. Ci siamo confrontati con una normativa europea che non ci ha aiutati. Dire autoctono e alloctono, spesso, non dice nulla su ciò che è buono e ciò che è cattivo. Il termine più significativo secondo me è l’aggettivo “invasivo”, invasivo che fa male, che compromette il futuro della biodiversità del territorio».

Silvia Benedetti M5S: «Sono molto sensibile alla problematiche del bracconaggio di cui sono venuta a conoscenza già in passato; mi rendo disponibile personalmente e come movimento ad appoggiare le vostre proposte in sede parlamentare per trovare soluzioni a questo gravissimo problema»

Diego Crivellari Pd: «Il problema della pesca di frodo è molto sentito soprattutto in Veneto, ho avuto modo di confrontarmi già con altre associazioni e non mancherò di appoggiare la Federazione per intensificare i controlli e trovare gli strumenti penali adatti per contrastare anche penalmente questo fenomeno»


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