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Allarme bracco nelle acque lodigiane

Di Redazione pubblicato il 08/09/18

Tra Po, Adda e Lambro in azione vere e proprie bande: «Altro che i siluri, il problema sono loro»

L’allarme è già alto. Perché con settembre inizia la stagione “migliore” per i bracconieri che si muovono tra Po, Adda e Lambro.

Vere e proprie bande specializzate nella pesca di frodo, che piazzando grosse reti in acqua oppure cordini con attaccati pezzi di pesce a mo’ di esca arrivao a pescare quintali di esemplari.

Un autentico flagello, secondo i guardiani dei fiumi: «Si dà la colpa al siluro dell’eliminazione dei pesci autoctoni nei nostri fiumi, ma non si dice che i veri problemi sono l’inquinamento e il bracconaggio».

«Si dà la colpa al siluro dell’eliminazione dei pesci autoctoni nei nostri fiumi, ma non si dice che i veri problemi sono l’inquinamento e il bracconaggio – rivela una guardia ittica volontaria, preferendo restare anonima -.

Muovendoci con la barca vediamo dove succedono le cose e li teniamo d’occhio, bloccando i carichi». 

I racconti della guardia ittica hanno del surreale: «Nella tratta fra Piacenza e San Nazzaro in una delle ultime retate abbiamo scoperto che i bracconieri arrivavano con i camion-frigo sulla sponda lodigiana, andavano a pescare dall’altra parte del fiume e poi tornavano con il pesce sulla sponda lodigiana. Tutto per eludere i controlli e mettere i bastoni fra le ruote alle forze dell’ordine. Abbiamo fatto analizzare i pesci sequestrati e sono risultati tutti fuorilegge perché pieni di metalli pesanti e altre sostanze nocive per la salute».


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