Itinerari

“Albula”… storia e big carp, ovvero... “sua maestà il Tevere”

Di Sergio Ceccarelli pubblicato il 16/11/15

“Albula”…storia e big carp, ovvero... “sua maestà il Tevere”

I° round

Non sarà importante dove peschiamo, da quanto peschiamo, in che modo peschiamo, in che stagione peschiamo, quante notti facciamo o quanti cappotti prendiamo o prenderemo, la cosa più importante sarà raggiungere lo scopo che tutti noi ci siamo prefissati al momento che abbiamo scelto di intraprendere il viaggio in questa stupenda disciplina che è il carpfishing, ovvero cercare di ingannare, catturare e soprattutto rispettare le nostre enormi e astute avversarie. Con queste poche parole ho voluto sintetizzare alcuni argomenti che andremo ad affrontare in maniera molto dettagliata in questo articolo, cercando di non tralasciare nulla di veramente fondamentale, tralasciando invece volutamente ciò che è futile davvero. L’itinerario che affronteremo in questo articolo riguarderà le acque correnti, e che acque, come avrete capito dal titolo parleremo del “fiume Tevere”.

Siamo al cospetto, con i suoi 405km del terzo fiume italiano per lunghezza secondo solo al Po e all’Adige. Era “Albula” per gli antichi romani, mentre l’attuale denominazione secondo la tradizione, deriverebbe dal re latino Tiberio Silvio che accidentalmente vi annegò. Voglio
darvi a questo proposito uno spunto di riflessione: “sapete che gli antichi romani andavano matti per le prelibate carni del “Cyprinus carpio”? Tanto che fu loro l’idea di introdurre la carpa, proveniente dalle lontane terre orientali in tutto l’occidente, ovviamente allora, per scopi alimentari viste le sue capacità di adattamento alle più disparate condizioni climatiche. Successivamente fu proprio grazie a queste capacità che le nostre amiche carpe riuscirono ad adattarsi e riprodursi con estrema facilità nelle acque di tutto il continente. Riallacciandomi allo spunto lanciato poco prima, gli antichi romani prelevavano le carpe per scopo alimentare sia dai loro allevamenti e sia pescandole direttamente nel fiume Tevere.!

Si avete capito bene e stiamo parlando del settimo secolo A.C.! A pochi chilometri dalla sua sorgente alle pendici del Monte Fumaiolo, le basse e cristalline acque di questo splendido fiume sono già popolate da esemplari di carpe perlopiù regine ed infatti di li a breve il piccolo torrente si trasformerà nel magnifico Lago di Montedoglio, stupendo lago dalle purissime acque color smeraldo ben popolato dalle nostre amiche che in questo ambiente, per sopravvivere hanno dovuto adattarsi nel migliore dei modi.

La massiccia presenza di pesci gatto in queste acque ha costretto le nostre amiche a cambiare le loro solite abitudini, ovvero, quelle di procacciarsi il nutrimento nelle fasce d’acqua tra i trenta centimetri e i dieci metri perché regno indiscusso dei simpatici pesci baffuti, ma poco male perché vista la totale trasparenza delle acque le carpe non hanno problemi a trovare gli alimenti di cui sono ghiotte anche ad elevatissime profondità.

Se vi capiterà di pescare per la prima volta in questo bacino dimenticate tutto ciò che avete imparato pescando nelle acque a cui siete abituati e lanciate o calate pure tranquillamente i vostri tranelli negli abissi, sì, perché se volete avere qualche chance di cattura questo sarà l’unico modo, ”provate e poi atemi sapere”..! Non conterà cosa innescherete, a che gusto sarà o qualsiasi altra diavoleria vorrete usare, conterà soltanto che il vostro innesco sia in
pesca in almeno quindici metri di acqua. Ah…..dimenticavo! sarà inutile rivestire le vostre palline con calze, guaine o retine, i pesci gatto faranno
letteralmente razzia di tutto e vi ritrovereste in men che non si dica in pesca con il solo amo. Ci lasciamo alle spalle questo magnifico lago e navigando
virtualmente il corso del fiume attraversiamo le verdi colline Umbre fino ad arrivare al leggendario Lago di Corbara.

Questo bacino per il mondo della pesca e per il carpfishing in particolare rappresenta un vero e proprio pezzo di storia, i veterani ricorderanno sicuramente con nostalgia i tempi in cui in questo magnifico lago con la nostra amata disciplina muovevamo i primi passi, tempi in cui in queste acque vivevano numerosissime big che facevano venire le palpitazioni ad ogni partenza. Per gli junior del carpfishing invece aggiungo che fu girato proprio in questo bacino il primo video di carpfishing in Italia, era il 1988 e protagonista della puntata era l’anglosassone Duncan Kay, uno dei padri fondatori della nostra disciplina che, proprio in quell’occasione portò a guadino un’esemplare di carpa regina di circa venticinque chilogrammi. Si avete capito bene nel 1988!

Bei tempi quelli, avevo quattordici anni e spessissimo con mio padre, mio fratello e i miei cugini frequentavo questo magnifico lago dalle sponde pulitissime, sempre stracolmo di anglers impegnati in tutte le discipline e numerosissime famiglie che facevano pic-nic. Era la normalità prendere moltissime carpe di taglia media ogni giorno, unitamente a carassi extralarge, persici sole giganti, anguille, tinche e black bass, pescando con qualsiasi tipo di tecnica, dallo spinning al ledgering, dall’inglese alla bolognese, dalla canna fissa alla classica pesca a fondo e sovente; non appena i carassi e le carpe di media taglia smettevano di abboccare, era il segnale che qualche big si aggirava nei pressi dei nostri inneschi e, in men che non sidica qualche povera canna cominciava a piegarsi, l’esile nilon cominciava a sibilare al vento e dopo una manciata di secondi qualcuno di noi si ritrovava con la lenza tranciata da un’inarrestabile partenza di qualche enorme carpa.

Fu proprio durante una tiepida domenica di primavera al lago di Corbara che ebbi la fortuna di scoprire i primi rudimenti del carpfishing, infatti, fu proprio in quella domenica che Duncan Kay e la troup di Fish Eye erano intenti a risistemare una miriade di attrezzatura dopo aver concluso le riprese del video. Si trovavano nello spot denominato il casolare” , caratterizzato da un bellissimo e pianeggiante prato verde che
si inabissa dolcemente nelle acque del lago e che presenta un unico ed interessante gradino a circa cento metri da riva, che poi rappresenta l’argine sommerso del vecchio letto del fiume. Armato dalla mia incontenibile curiosità e della mia inseparabile canna da ledgering, mi avvicinai a quegli sconosciuti intenti a riporre un’attrezzatura veramente molto strana e particolare per l’epoca, delle strane canne a sezione esagonale, picchetti sovrastati da scatoline nere che emettevano un gracchiante suono elettronico, stranissima minuteria e curiosissime esche a forma di pallina e, con un buon profumo di fragola.

Immaginate la scena, sembrava il bambino che incontra E.T., ovviamente l’inglese non sapevo nemmeno cosa fosse, come non riuscivo a capire in che modo stessero pescando quegli strani individui. Se non che uno di loro, guardandomi seduto a non più di dieci metri che fissavo tutte le scene, si mosse a compassione e con un gesto della mano ed un sorriso mi fece cenno che potevo avvicinarmi. Non me lo feci dire due volte e con un balzo ero già seduto vicino a lui a fare mille domande su tutto ciò che stavo vedendo, non mi ricordo come si chiamasse e assolutamente non sapevo chi fosse Duncan Kay, ma non mi interessava, anche perché nel frattempo quella scatolina nera su cui era poggiata la canna cominciò ad emettere degli strani suoni, la frizione del mulinello sembrava impazzita e il tizio che mi era vicino si alzò velocemente per afferrare la canna.

Di li a breve portò a guadino una carpa di circa venti chili, ricordo solo che era più alta di me e che fino ad allora non avevo mai visto un pesce così grande, così, come non avevo mai visto catturarlo con un’esca a forma di pallina non innescata sull’amo, ma penzoloni vicino allo stesso attaccata su un esile filo nero, e così come non avevo mai visto ridare la libertà ad un pesce del genere trattandolo amorevolmente come un bambino. La scintilla scoccò all’istante e subito ho realizzato che quella sarebbe stata “la mia pesca”.

Rimasi con quelle strane persone per qualche ora e fugarono molte delle mie curiosità, mi fecero vedere dei terminali montati su una tavoletta di legno a mo di espositore, realizzati con del semplice dacron nero di quello che si utilizzava per realizzare le legature degli anelli delle canne da pesca e mi regalarono una bustina di strani ami con occhiello e un sacchetto con all’interno un paio di chili di quelle profumate palline rosse, rendendomi il bambino più felice del mondo. Sembra una frase fatta, ma vi garantisco che da allora “nulla fu più come prima..!!”, ero rimasto talmente entusiasta da “tutto ciò che avevo visto”, che non pensavo ad altro se non a quell’incontro e a quella strana tecnica. Oltre alla mia testardaggine avevo anche la fortuna che tutti in casa erano appassionati di pesca, ed inoltre i miei cugini avevano un negozio di pesca per cui anche se con non poche difficoltà in tempi relativamente brevi riuscì ad ottenere stressando anche tutti psicologicamente, le poche informazioni che all’epoca si
riuscirono a reperire su questa strana tecnica di pesca.

Era solo l’inizio.!

Scusate l’OT ma è stato irrefrenabile nominando il lago di Corbara, l’istinto di raccontarvi il mio incontro con il carpfishing, ma spero sia stato anche utile a molti per conoscere un po’ di storia della nostra tecnica.

Tornando a Corbara, molte cose negli anni sono cambiate in questo lago e come per molte altre acque della nostra bell’Italia, sono ovviamente cambiate in peggio, le reti e la pesca indiscriminata hanno fatto il loro sporco lavoro e ahimè, le big che li si catturavano e la tranquillità che si respirava restano ad oggi
solo un lontano e triste ricordo. Sicuramente in questo lago nuotano ancora moltissime carpe di taglia xl e penso che, chi avrà la fortuna di catturarle sarà ripagato da tutti i sacrifici che avrà affrontato per ottenere certi risultati, perché attualmente il lago è veramente molto avaro di belle catture, mentre di carpe di piccola e media taglia per la maggior parte regine, sembrerebbe ben popolato. Questo magnifico specchio d’acqua in tutti i periodi dell’anno presenta moltissimi e variegatissimi spot di pesca, dalle profonde insenature alle foreste sommerse, dai plateau ai moltissimi gradini, insomma ne ha per tutti i gusti e come al solito starà sempre a noi trovare il bando della matassa.

Ci lasciamo alle spalle questo incantevole specchio d’acqua continuando la nostra navigazione virtuale sul fiume Tevere che da li a pochi chilometri ci condurrà al Lago di Alviano o meglio ancora nell’oasi di Alviano. Questo è il terzo ed ultimo lago formato dal Tevere, realizzato nel 1963 al fine di poter regolare e sfruttare le acque reflue del Lago di Corbara per fini energetici.

Anche questo lago è stato una magnifica palestra per molti
appassionati di carpfishing, ma ad oggi, complice il progressivo impaludamento, la sua profondità massima si attesta intorno ai cinquanta centimetri, rendendo così quasi impossibile qualsiasi azione di pesca, ma creando, allo stesso tempo un habitat ideale per una miriade di uccelli migratori e non provenienti da ogni parte del mondo. Proprio per questo, ad oggi, la maggior attività praticata in questo luogo incantato è proprio il bird-watching. Fugate altre curiosità inerenti i bacini formati dal fiume Tevere lungo il suo corso, torniamo a navigarlo verso sud,  la portata aumenta, così come il suo letto che comincia ad assumere sempre più le caratteristiche di grande fiume, complice anche il notevole apporto dato da uno dei suoi maggiori affluenti  il “fiume Nera”. Da questo momento in poi, di spot interessanti ne troveremo a bizzeffe fino a d arrivare alla diga di Nazzano o Oasi di Nazzano (Riserva Naturale Regionale di Nazzano).

 Prima però passeremo per il rinomato “fiasco di Ponzano”, così chiamato perché in questo tratto il corso del fiume Tevere disegna come un artista farebbe su una tela una sorte di otre. Un fiasco appunto! Noto a molti carpisti per la bontà degli spot presenti resi ancor più produttivi anche dal fatto che questo tratto di fiume essendo campo di gara nazionale permanente per le gare di pesca al colpo, viene continuamente pasturato dai molti garisti onnipresenti alle molteplici manifestazioni che vi si svolgono durante l’intero arco dell’anno.

Ed eccoci, qualche chilometro a valle solcare le acque all’interno della Riserva Naturale Regionale di Nazzano Tevere-Farfa, la prima area protetta nel suo genere ad essere istituita dalla Regione Lazio, area SIC (Sito di Interesse Comunitario) e ZPS (Zona a Protezione Speciale), un’oasi di rara bellezza naturalistica con estensione di circa 700 ettari tra le provincie di Roma e Rieti, se non fosse per la corrente che spinge lenta e inesorabile la nostra barca non ci immagineremo nemmeno di trovarci in un fiume, questo posto incantato, nei vari periodi dell’anno è sempre ben popolata dalle più svariate specie di uccelli migratori e non, tanto che non sarà raro assistere ad una vera e propria passerella, cui protagonisti indiscussi saranno svassi, folaghe, germani reali, martin pescatori, aironi cenerini e falchi pescatori, una vera goduria per i nostri occhi e perché no, per gli obiettivi delle nostre macchine fotografiche.

Oltre che sotto il profilo naturalistico siamo al cospetto di un vero e proprio paradiso del carpfishing, sia per la notevole presenza di esemplari di carpe di media e grande mole, sia perché in questa oasi di pace potremo pescare in assoluta tranquillità, complice il sistema di gestione pressochè perfetto da cui molte realtà dovrebbero prendere esempio. Per informazioni e regolamenti molto dettagliati vi rimando al sito www.teverefarfa.it, dove nella
colonna a destra cliccando sulla voce Normativa e Modulistica, e
successivamente in alto sulla voce Normative, troverete risposte esaustive a tutti i vostri quesiti. Superata la diga di Nazzano, ci troviamo ad affrontare a mio avviso uno tra i più belli e interessanti tratti di questo fiume, ovvero, quello compreso appunto tra la diga sopra citata e la diga di Castel Giubileo, l’ultima diga realizzata sul fiume Tevere prima del suo ingresso nella capitale. Sarà proprio questo il tratto che in questo articolo analizzeremo molto dettagliatamente, esplorandolo in ogni suo anfratto, ansa, rigiro e corrente, descrivendo minuziosamente e senza peli sulla lingua, le metodologie migliori per affrontarlo nel migliore dei modi, curiosi?

E allora seguitemi in questo viaggio alla scoperta di questa suggestiva, selvaggia e difficile ma molto ricca di sorprese porzione del grande fiume Tevere. Per prima cosa, saranno i nostri occhi ad essere piacevolmente sorpresi dell’ambiente circostante, saremo circondati da una flora rigogliosissima composta da enormi salici, giganteschi pioppi bianchi, rigogliosi canneti e giallissimi giunchi, insomma, un immenso orto botanico rigoglioso e selvaggio. Per quel che concerne la scelta dei migliori hot spot in questo tratto di fiume, mi limiterò semplicemente a descrivere le varie morfologie di fondali e sponde che costantemente troveremo curva dopo curva, in quanto per lo più saranno sempre le stesse o saranno minime le varianti in cui potremo incappare.

Tra le due dighe abbiamo circa quarantacinque chilometri di fiume, questa distanza non è elevata se consideriamo l’intero percorso che il Tevere compie dalla sorgente alla foce, anzi, potremo quasi considerare questo tratto alla stessa stregua di un grande lago, infatti, come in seguito vedremo saranno proprio tutte le caratteristiche che troveremo in questa parte di fiume a farcelo valutare più verosimilmente proprio come un lago e non come un fiume, se solo non fosse presente in determinati punti una fortissima corrente.

Prima di addentrarci nel vivo della tematica, vorrei ricordare comunque a tutti, che siamo al cospetto di un Fiume di grande portata per cui date le innumerevoli piene a cui sarà sottoposto, dovremo tenere bene a mente che anche in un solo mese la morfologia del fondale potrebbe cambiare radicalmente, quindi, sarà necessario sempre un attento lavoro di ricerca e di studio al fine di non trovarci a sprecare tempo, energie e soldi pescando in spot che magari prima esistevano ma che poi la corrente ha spazzato via per sempre. Detto questo, andiamo a descrivere una dopo l’altra le principali caratteristiche degli spot più produttivi che incontreremo costantemente in questo tratto di fiume.

Chiudiamo questa prima puntata di ricordi dedicat al tevere, nelle proossime parleremo diffusamente di tecnica di pesca e quando ne abbiamo da raccontare ancora!

 

                        


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