Itinerari

Albula...(parte 4)

Di Sergio Ceccarelli pubblicato il 10/02/16

“Albula”…
storia e big carp, ovvero... “sua maestà il Tevere”

II°
round

 

Una frase ormai parte integrante
della storia, decantata da decenni dai nostri amati politici nelle campagne
elettorali recita così: “io le promesse le mantengo!” .
Prrrrrrrrr, il pernacchione è obbligatorio e spero che converrete con me, ma la
politica è una cosa e il carpfishing un’altra (per fortuna!), per cui
basta con le divagazioni inutili e passiamo alle cose serie. Riprendiamo e
leggiamo tutto dun fiato quello che avevamo lasciato in sospeso nel precedente
articolo. Buona lettura a tutti.

 

Gli inneschi  

Per sommi capi ne ho già parlato
precedentemente, per cui avrete già capito che non sono per i piccoli inneschi
ma mi piace tentare le nostre amiche di fiume con bocconi molto generosi. Vi
mostrerò dettagliatamente con l’ausilio di qualche bello scatto cosa intendo
dire..!! Per quanto riguarda i rig da fiume seguo la stessa scuola di pensiero,
per cui saranno adeguati agli inneschi e ai tipi di fondali ed ostacoli che
troverò sugli spot scelti. La parola d’ordine sarà “robusteza senza compromessi”,
non abbiamo a che fare con acque cristalline e abbiamo a che fare con pesci
dalla forza straordinaria che abbinata alla perfetta conoscenza del fiume
sapranno in caso di partenza renderci la vita veramente molto difficile e, se a
questo aggiungiamo la variabile che potremo avere a che fare con un pesce dalle
dimensioni molto ma molto generose, se non avremo utilizzato gli accorgimenti
necessari in fatto di atrrezzature e materiali con cui realizzare i nostri
terminali la più bella delle partenze potrebbe trasformarsi nel nostro incubo
peggiore. Intraprendere un combattimento con una grossa carpa di fiume metterà
in ogni istante a dura prova la nostra attrezzatura e i nostri nervi, il fiume nasconde
mille insidie che inoltre, il nostro sogno conosce perfettamente e sa come
sfruttarle, ogni minima distrazione o leggerezza metterà a repentaglio il buon
esito della cattura, per cui tutto e dico tutto, dovrà essere fatto nel
migliore dei modi, con la massima cura e attenzione così da non permettere al
pesce dei nostri sogni di andarsene, o almeno, non prima di concederci una
bella foto ricordo, il ricordo di un sogno inseguito da una vita. Le due  principali caratteristiche dei nostri
terminali saranno la robusteza e la semplicità, che lavorando sinergicamente
non daranno scampo alle nostre amiche. Due, e solo due i terminali che
consiglio per il grande fiume:


  • Il no-knot
    snelling rig con mouthsnagger: realizzato con il possente trecciato Carp’r’us smooth
    braid da 45lb, con i robustissimi ami Carp’r’us Centurion 2000 ATS nelle misure
    4 e 2, con l’aggiunta del Carp’r’us mouthsnagger dragonfly per aumentarne
    l’effetto line aligner.

  • Il Blow
    out rig con mouthsnagger: realizzato con l’ottimo guainato Carp’r’us strip-x da
    25lb abbinato ad ami Carp’r’us continental snag hook ATS nelle misure 4 e 2,
    aggiungendo per lo stesso motivo di cui sopra il Carp’r’us mouthsnagger
    dragonfly e asportando gli ultimi tre centimetri del guainato nei pressi
    dell’amo per aumentare la mobilità dell’innesco.

Entrambi le montature potranno essere
indistintamente utilizzate con qualsiasi tipologia di innesco, sia esso
affondante, sia snow man e sia pop-up, per utilizzarli in quest’ultima
soluzione non dovremmo far altro che aggiungere sul nostro trecciato o guainato
il classico piombino quick change, necessario per controbilanciare e far
rimanere sollevata dal fondale alla distanza che desideriamo la nostra esca
galleggiante. Voglio fornirvi e farvi riflettere su un’interessante dato
statistico inerente gli inneschi che, in questo tratto di fiume hanno avuto
maggior successo in tutti i periodi dell’anno. Bè, il dato è molto semplice,
gli inneschi affondanti e bilanciati battono quelli pop-up per venti a uno,
ovvero, su venti partenze avute solo una si è verificata sull’innesco
galleggiante, per cui traete voi le conclusioni. Non importa quante boilies o
quanto grandi le innescherete sul capello, la cosa che conterà veramente e che
farà scattare perfettamente la nostra trappola, sarà il rispetto della giusta
distanza che intercorrerà tra la curvatura dell’amo e il nostro innesco,
particolare che inevitabilmente scongiurerà il temuto effetto ombra. Più
l’innesco sarà voluminoso più la distanza tra lo stesso e la curvatura dell’amo
dovrà essere elevata, raggiungendo tranquillamente anche i quattro o cinque
centimetri nel caso ad esempio volessimo innescare due boilies affondanti da
28mm utilizzando un amo del numero 4. Non preoccupatevi, nessun problema,
questa distanza non penalizzerà in alcun modo l’efficacia del terminale, anzi
al contrario lo renderà decisamente efficace. Quanto sopra detto, è necessario
per ribadire il concetto che per inneschi grandi non servono ami grandi, che
risulterebbero oltremodo inefficaci data la loro fattezza, ma utilizzeremo ami
più piccoli che ci garantiranno maggior tenuta e meno rischi di slamate, a
patto di rispettare sempre i parametri sopra descritti. Procedendo a ritroso
dal basso verso l’alto, dopo il rig troveremo “la girella” che
collegherà quest’ultimo al leadcore e che andrà ad incastrarsi perfettamente
all’interno dei piombi in-line o delle safety -clip, normalmente di misura 8,
ne esistono di vari tipi e fattezze, dalle classiche a quelle a sgancio rapido
o quick change, quelle con chiusura di sicurezza e quelle concepite per le più
svariate tipologie di montature. Non sarà importante quale tipo o marca
utilizzerete, l’importante è che siano di ottima qualità e che le controlliate
prima di lanciare o calare in acqua il tutto. Quanti di voi controllano la
girella o il moschettone prima di agganciarvi il terminale? Meditate gente,
meditate! varrà la pena perdere il pesce dei nostri sogni per una simile
leggerezza? E’ una delle componenti più importanti ed è una di quelle
maggiormente sottoposte a stress meccanico, io ad ogni pescata ricontrollo le
mie girelle e, per non rischiare, ogni due pescate comunque le sostituisco. Per
quanto concerne “i piombi”, come abbiamo già detto, utilizzeremo il tipo inline
pescando su fondali sgombri da ostacoli, mentre ne utilizzeremo di tipo a
perdere pescando su fondali ricchi di ostacoli, importante che a fattor comune
queste due tipologie di piombi abbiano il fatto di essere di forma piatta, così
da contrastare nel migliore dei modi le forti correnti presenti in fiume.
Variabile da poter sfruttare con la safety-clip sarà quella di utilizzare al
posto del classico piombo dei sassi di adeguata dimensione, specialmente
pescando in zone con notevole rischio di incaglio, così da limitare al minimo
il danno economico e ambientale, ma ricordando comunque che se stiamo pescando
in uno spot in cui ad ogni lancio perdiamo un piombo non stiamo sicuramente pescando
bene e in maniera sicura, per cui bisognerà riesaminare lo spot stesso valutando
saggiamente la soluzione di cambiarlo. Siamo giunti al “leadcore”, in questi
contesti necessario ma non indispensabile, ottimamente sostituibile con i
leader in fluorocarbon fuso puro al 100% di Carp’r’us, vera e propria garanzia
di robustezza, disponibili in ben cinque versioni di 92cm di lunghezza e due
diversi libraggi, 30lb e 50lb, ma la cosa più importante è che non hanno memoria
e affondano come sassi. Lo snag clip system, da 30lb e 50lb, dotato da un lato
di un’indistruttibile asola ricavata tramite fusione del fluorocarbon mentre
dall’altro lato abbiamo una robustissima girella a cambio rapido gizmo, che
potrà essere accoppiata alle safety clip Carp’r’us di colore limo o verde alga
dotate di conetto in gomma di rispettivo colore. Il leader clearwater gizmo
swivel, da 30lb e 50lb, da un lato presenta la solita asola, mentre dall’altro
è presente la sola girella a cambio rapido gizmo, così da poter essere
utilizzato a nostro piacimento anche con piombi inline. Il ringed leader, da
30lb e 50lb, da un lato presenta un’asola mentre dall’altro è stato fissato,
sempre per mezzo di fusione del fluorocarbon, un anellino in acciaio tondo da 5mm,
questo leader è stato specificatamente realizzato per l’uso combinato con le
snag clips Carp’r’us, per realizzare le più fantasiose e personalizzate
presentazioni. Il clearwater leader, da 30lb e 50lb, dotato da ambo i lati di
una piccola ma resistentissima asola ottenuta mediante fusione del
fluorocarbon, in questo caso Carp’r’us ha demandato esclusivamente alla nostra
fantasia e al nostro estro, il compito di trovare il miglior utilizzo per
questo fantastico prodotto. Nulla ci vieterà comunque di utilizzare il classico
leadcore dotato di anima in piombo e rivestito in materiale trecciato, ma
tenete sempre ben a mente che sotto il profilo dell’abrasione, quando ci
troviamo a pescare in fondali ricchi di legnaie o rocciosi, i materiali
trecciati saranno sicuramente quelli meno indicati e più sottoposti a rischio
di rotture per sfregamento. Subito a monte del leadcore o del leader dobbiamo
utilizzare un ottimo “shock leader”, sarà proprio questo
che ci garantirà un elevato livello di sicurezza in questi insidiosi ambienti.
Normalmente utilizzo una decina di metri di shock.it Imperial Fishing nella
versione da 0,60mm, prodotto made in Germany, molto resistente al nodo, buona
morbidezza e elevatissima resistenza all’abrasione, tutte caratteristiche di
cui avremo estremamente bisogno in questi insidiosissimi ambienti. Nel 90% dei
casi utilizzo lo shock.it ad esclusione del caso in cui pesco in zone infestate
da erbai, in questo contesto come shock leader utilizzo una quindicina di metri
di robusta treccia da 50lb che, sarà in grado senza problemi di recidere come
burro la vegetazione acquatica senza rimanervi impigliata. Ultimo anello della
nostra catena è il materiale che imbobineremo nei nostri mulinelli, consiglio
sempre di utilizzare un’ottimo “monofilo” di almeno 0,38mm di
diametro, salendo tranquillamente anche allo 0,40mm e allo 0,45mm. Non utilizzo
mai bobine caricate di “treccia” nel mulinello per la pesca
in fiume, sia per le brevi distanze a cui normalmente peschiamo sia perché con
un buon monofilo avremo sicuramente maggiori garanzie di resistenza a tutti i
pericoli che la nostra lenza potrebbe incontrare sul letto del fiume, in primis
le grandi colonie di taglientissime cozze e gli innumerevoli e enormi gamberi
killer, i quali trancerebbero o intaccherebbero inesorabilmente senza alcuna
difficoltà la nostra treccia, cosa che invece, sicuramente risulterebbe più
difficile utilizzando una robusta lenza in nilon. Per sommi capi, per la serie,
“visto
che siamo in ballo, balliamo”
, dedico due righe alle canne e ai
mulinelli adatti alla pesca nei grandi fiumi. Per le canne, ci occorreranno
attrezzi molto robusti mai al di sotto delle 3lb da 12” o 13” in quanto oltre
ad avere a che fare con la forte corrente e con potentissimi pesci di non si sa
quale mole, dovremo far i conti anche con zavorre di notevoli dimensioni da dover
scagliare in acqua. Per quel che concerne i mulinelli, non sarà obbligatorio ne
tantomeno necessario avere dei big pit, importante che siano mulinelli dalle
indiscusse qualità di robustezza, sempre a considerazione del fatto che non
avremo distanze siderali da coprire…. o almeno, realisticamente parlando..! Se
poi anche qui, come in molte altre occasioni mi è capitato di vedere, vogliamo
per forza di cose complicarci la vita, non dovremo far altro che pescare, costi
quel che costi nella famigerata “sponda opposta”. La considero alla
stessa stregua di una inarrestabile malattia epidemica, è irrefrenabile da
parte di molti appassionati la voglia di pescare sempre sulla sponda
opposta..!! E qui, ogni volta se ne parli e ogni volta che assisto a
determinate scene, mi ribolle il sangue e dico: “ma per quale assurdo motivo si
deve pescare sulla sponda opposta se le carpe ci nuotano sotto il naso? E poi,
sponda opposta a cosa o a chi?”. Perché in qualsiasi punto ci si trovi si dovrà
per forza pescare dalla parte opposta? Perché pensare che la sponda opposta sia
più redditizia di quella sotto i nostri piedi? Ma soprattutto, perché se invece
ci accamperemo sulla sponda opposta caleremo le canne sulla sponda che fino a
poco prima era quella sotto i nostri piedi? Perché? Perché tutto questo? Se
qualcuno di voi sarebbe così gentile di risolvermi questo enigma gliene sarei
veramente grato e sicuramente farebbe felici intere comunità di carpisti
maniaci “della sponda opposta”. Il rebus è presto risolto, penso che nel
90% dei casi è soltanto una questione di moda, un’irrefrenabile istinto che
porta a pensare che calare le canne a distanze siderali sia sinonimo di
maggiori chances di cattura, e poi? Se si deve lanciare con precisione
chirurgica un innesco a cinquanta o settanta metri da riva si va in crisi, si
suda a freddo, si impugna la canna e il mulinello a mo di mazza da baseball e
si sbaglia il lancio di molti ma molti metri. Però, sulla sponda opposta è
meglio.! Sarà un rarissimo caso, ma il 99% delle mie più belle catture, sia in
acque correnti che in acque ferme, sono avvenute a non più di cinquanta metri
da riva. Che fortuna è?  Scherzi a parte,
analizzate attentamente in primis gli spot più vicini e solo in ultima ipotesi
valutate di pescare a distanze straordinarie o sulla sponda opposta e, in
particolar modo in fiume, scelta che normalmente porta più disagi e insuccessi
che non benefici e catture. Vi faccio un solo esempio: immaginate di voler
pescare sulla sponda opposta nel tratto di fiume Tevere che stiamo analizzando,
significherebbe che su ottanta o novanta metri, nei punti più stretti, di
treccia o monofilo, almeno cinquanta o sessanta metri sarebbero in balia di una
fortissima corrente e dei detriti sospesi di ogni genere trasportati dalla
corrente stessa. Sapete cosa significherebbe questo? Significherebbe
trasformare un ora o molti giorni di relax in un vero e proprio inferno, senza
peraltro avere le soddisfazioni sperate, o almeno, non molte di più, se non
addirittura meno che se avessimo pescato tranquillamente e in totale relax sotto
i nostri piedi. Sarebbe necessario utilizzare zavorre da 500gr e più per far
rimanere in pesca il nostro terminale, dovremo sempre pregare che i nostri
svariati metri di lenza che attraversano il fiume non intercettino mai detriti
di grandi dimensioni o enormi ciuffi di alghe, che ci costringerebbero
inevitabilmente a rifare tutto il lavoro da capo. Dovremo pregare perché la
nostra lenza non venga tranciata dalle eliche dei fuoribordo dei numerosi e
grossi natanti che scorrazzano soventemente in questo tratto di fiume. Per cui
la nostra tranquilla pescata certamente si trasformerebbe in un incubo
infernale, che ci siamo assolutamente voluto, cercato e meritato. Detto questo
e calmatomi dal necessario e incontenibile sfogo, torniamo a trattare pacatamente
argomenti ben più importanti e rilassanti.

 

Le variabili ambientali

Sotto questa terminologia, vorrei
includere vari aspetti molto importanti da dover valutare in questo tipo di
acqua che non siano espressamente riferiti al solo fattore meteorologico, mi
spiego meglio:


  • Il meteo

Tratterò proprio
per primo e velocemente questo fattore, in quanto, nel corso degli anni ho
avuto modo di appurare che è proprio il dato meno influente sotto il profilo
delle catture. Sia con l’alta pressione che con la bassa pressione, con
temperature elevate o con temperature bassissime, con la luna piena, calante o
crescente, sia con la pioggia piuttosto che con la nebbia, non ci sono stati
significativi riscontri sotto forma di più o meno catture, per cui, per ciò che
concerne le mie esperienze personali, ritengo di non dare troppa importanza a
questi eventi climatici, ma consiglio comunque, di tenerli sempre sottocchio
per quanto riguarda il fattore sicurezza. Non abbiamo a che fare con le acque
ferme, ed inoltre, in questo particolare tratto del Tevere delimitato a breve
distanza da due grandi dighe a protezione della capitale, più che mai,
improvvise piene derivate da forti e costanti piogge potrebbero mettere a
repentaglio la vita di chiunque si trovi sulla loro strada. A questo vi prego
di fare molta ma molta attenzione, non a caso le sponde dei grandi corsi
d’acqua sono cosparse di cartelli triangolari di pericolo che recitano: “pericolo
di onde di piena improvvise”
. Costantemente e irresponsabilmente non
facciamo caso e non diamo il giusto peso a questi segnali, ma posso assicurarvi
che avere a che fare con un fiume di tale portata interessato da una piena
improvvisa è veramente un’esperienza terrificante, assistere inermi a una
spaventosa massa d’acqua che travolge e distrugge qualsiasi cosa si trovi sul
suo cammino, sarebbe un’esperienza veramente devastante anche per il più
impavido degli animi. E immaginate se tutto ciò dovesse accadere in piena
notte, quando saremo tranquillamente addormentati sui nostri lettini
all’interno delle nostre tende. Cosa succederebbe? Lo racconteremo ai nostri
figli? E allora la prima regola da rispettare affrontando le acque dei grandi
fiumi sarà quella di montare il nostro campo in posizione più rialzata
possibile dall’argine del fiume, la prudenza non sarà mai troppa in questi
contesti, per cui sarà sempre meglio esagerare con le distanze ma dormire sonni
tranquilli.


  •  Acqua bassa o
    acqua alta
    ?

Eccoci giunti ad
un dato cruciale per quanto riguarda la pesca nel Tevere e, non ho usato
appositamente il termine fiume o acqua corrente perché non so se questo dato
abbia la stessa influenza indistintamente in tutti i tipi di acque correnti, ma
posso affermare con assoluta certezza, che in questo contesto sarà il parametro
su cui basare interamente la nostra strategia. Due e solo due i fattori da
dover valutare e sfruttare a nostro favore, due ma fondamentalmente
indissolubilmente legati tra loro come fossero uno solo e di seguito scoprirete
perché.

Sarebbe troppo semplice e oltremodo
riduttivo dire acqua alta uguale zero partenze, acqua bassa uguale attività dei
pesci, si ma perché? Il primo dato che dovremo riuscire a far nostro sarà
proprio questo, acquisire gli orari in cui la diga a valle viene aperta, perché
sarà proprio in questi frangenti che il livello del fiume inizierà a scendere
molto lentamente e la corrente aumenterà considerevolmente (acqua bassa),
rimanendo tale anche dopo circa un ora che le paratie della diga stessa
verranno richiuse (acqua alta). Da questo momento in poi vedremo calare
drasticamente l’attività delle nostre amiche fino ad annullarsi completamente. Non
abbiamo a che fare con un fenomeno paranormale, ma abbiamo a che fare con
astutissimi pesci, che sanno perfettamente quando il Loro ambiente in
determinati orari e in determinate condizioni, fornirà loro il nutrimento di
cui hanno bisogno. Presto detto, la forte corrente che viene a crearsi quando
le paratie della diga a valle vengono aperte andrà ad erodere, a scavare ben
determinate aree del fiume portando alla luce molto alimento naturale di cui le
nostre amiche vanno ghiotte, proprio per questo aumenteranno la loro attività
alimentare in virtù di queste condizioni, e sarà per lo stesso motivo che
presentando loro i nostri inneschi in questo ben determinato lasso di tempo, le
partenze non tarderanno ad arrivare mantenendosi verosimilmente costanti per
tutto il perdurare di tali condizioni. Non sarà impresa facile riuscire a
capire gli orari di apertura e chiusura della diga anche perché questi vengono
variati continuamente a seconda delle stagioni e in base alla portata del
Tevere. A questo punto è doverosa una precisazione, quanto detto fino ad ora è
riferito esclusivamente ai momenti in cui il fiume si trova in condizioni
ambientali normali, ovvero, ad esclusione di quelle condizioni straordinarie
che verrebbero a crearsi quando il Tevere sarà in piena a causa di forti e
continue piogge. In questi frangenti le cose saranno ben diverse, sia sotto il
profilo della nostra sicurezza, sia sotto il profilo della pesca e infatti
quando abbiamo determinate condizioni, il mio consiglio spassionato è quello di
starsene a casa, sempre perché un fiume in piena non è come un lago e il gioco,
sicuramente non vale la candela. Ho avuto modo di pescare in questo tratto con
il fiume leggermente in piena e con condizioni meteo in stabile miglioramento
da giorni, con acqua color cioccolato e con la diga a valle che rimaneva molto
più tempo aperta durante il giorno e la notte rispetto a quando, il fiume
risulta in condizioni normali. Era proprio questo il dato che mi interessava
approfondire, avrei avuto più catture? Bè, la risposta è NO, oltre alle
innumerevoli difficoltà che ho incontrato pescando in queste condizioni,
corrente spropositata e molti detriti anche di grandi dimensioni trasportati
dalla stessa, ma soprattutto attività alimentare pressochè nulla da parte delle
nostre amiche, per cui il consiglio migliore resta quello dato qualche riga
sopra, stare a casa e aspettare tempi migliori. In virtù di quanto detto
quindi, sarà importantissimo riuscire a capire gli orari di apertura e chiusura
della diga così da improntare la nostra strategia di pesca e di pasturazione
proprio anticipando questi eventi, trovandoci correttamente in pesca al momento
che si verificheranno per poterli sfruttare il più possibile a nostro favore.    


  •     Temporali
    estivi

Ho preferito
dedicare nello specifico qualche riga a questi eventi metereologici, in quanto
in questo tratto ben preciso del fiume Tevere risultano oltremodo violenti e
dalle caratteristiche inaspettatamente devastanti. No, non sto esagerando e a
riprova di quanto detto, l’amico Roberto Ripamonti, Pino Maffei e Jonata
Paolicchi si resero a loro spese e involontariamente testimoni oculari di uno
di questi nefasti eventi. In una calda e afosa giornata di giugno i nostri
anglers erano intenti a girare sulle sponde del Tevere a ridosso dell’abitato
di Riano, uno dei tanti video dedicati al carpfishing in queste bellissime
acque e nulla faceva presagire che di li a poco si sarebbe scatenata la
devastante furia degli elementi. In men che non si dica il cielo sopra le loro
teste si fece nero pece, fragorosi tuoni rompevano la quiete del luogo e
maestosi lampi squarciavano il cielo, chi di noi non è abituato o non si e mai
trovato di fronte ad un temporale estivo? Penso tutti, giusto? E’ proprio
quello che pensavano i nostri beniamini, “sarà
un temporale estivo come tanti.!”
Nulla di più sbagliato, i nostri amici
ebbero giusto il tempo di infilarsi nelle tende e da li assistere a uno dei più
inquietanti e temibili eventi, il formarsi di una relativamente piccola “tromba
d’aria”
che forntunatamente non investiva in pieno i malcapitati ma li
lambiva soltanto riuscendo senza il minimo sforzo a trascinare Roberto e Pino
compresi di tenda e lettini per una cinquantina di metri circa, sollevandoli di
un paio di metri dal terreno. Solo per miracolo la tromba d’aria dopo aver
investito i due si diresse verso i terreni antistanti e non verso il fiume,
altrimenti le conseguenze sarebbero state veramente disastrose. A Jonata invece
andò un po’ meglio, rimase illeso all’interno della sua quechua piena di
costose attrezzature non rendendosi conto minimamente di cosa stesse
succedendo  a pochi metri da lui. Roberto
e Pino, fortunatamente, ancora aggrovigliati dal telo della tenda e sommersi da
borse e lettini se la cavarono con un po’ di attrezzatura danneggiata e qualche
escoriazione. Sconvolti da quanto accaduto, chiamarono me e mio fratello per
essere recuperati in quanto la tromba d’aria era riuscita a far allontanare la
loro barca assicurata a terra con una fune, per cui, anche volendo non
sarebbero neanche potuti scappare da quell’inferno. Sentendo la tremolante voce
dei nostri amici organizzammo subito il recupero e in meno di mezzora eravamo
sul posto. Li tranquillizzammo e li aiutammo a racimolare tutta l’attrezzatura,
rod pod e canne comprese disseminata ovunque sull’immenso campo arato alle
spalle del fiume. Facendo un giro di perlustrazione nei dintorni mi resi conto
di quanto i due furono fortunati, si, perché a non più di trenta metri di
distanza, la “piccola tromba d’aria” aveva investito in pieno alcuni enormi
pioppi bianchi attorcigliandoli fino a romperli, allo stesso modo in cui faremo
con le mani noi con uno stuzzicadenti. Rimasi senza fiato e di quanto visto non
feci parola a nessuno. In altre postazioni nei paraggi di quella zona, anche
negli anni precedenti ebbi modo di assistere allo stesso fenomeno e agli stessi
danni, anche procurati ad alberi di ben maggiori dimensioni. A maggior conferma
di quanto detto, conversando con alcuni anziani contadini del posto, venni a
scoprire che tali fenomeni erano tutt’altro che rari da quelle parti e, si verificavano
in special modo nei mesi estivi. Con quanto detto non voglio spaventare
nessuno, ma soltanto mettere in guardia tutti da questi catastrofici eventi che
potrebbero trasformare una tranquilla sessione di pesca in una tragedia. Per
cui mi raccomando, prima di pianificare una sessione abbiate sempre un occhio
attento alle previsioni meteo, relative specificatamente alla zona interessata,
 perchè fortunatamente ai nostri giorni
sono molto dettagliate e veritiere (es: www.ilmeteo.itwww.3bmeteo.comwww.meteo.it ecc. per
dispositivi desktop o sotto forma di applicazioni per android e ios.). Tornando
invece al titolo, non avremo modo di preoccuparci dei veri e propri temporali
estivi, non riusciranno per quanto intensi e violenti vogliano essere, a mutare
così radicalmente le condizioni del fiume tanto da renderle pericolose per la
nostra incolumità.

Pericoli e inconvenienti

Fermo restando che i pericoli di cui
abbiamo precedentemente parlato siano riconducibili  a  imprevedibili
eventi naturali, possiamo sicuramente fare in modo di stare alla larga da quelli
che invece ben possiamo prevedere.


  • Utilizzo della barca

Non mi stancherò
mai di ripeterlo “facciamo la massima
attenzione utilizzando i natanti”
, e come me sono in molti che
costantemente ribadiscono questo concetto ma, nonostante tutto, continuano a
verificarsi incidenti anche mortali. Ma perché si deve “morire” praticando un hobby così pacifico e rilassante? Non è uno
sport estremo ove le variabili di rischi mortali sono elevatissime e, comunque
anche in questi casi le precauzioni prese saranno direttamente proporzionali a
questi, sempre per far si di non incappare, mentre ci si diverte, in incidenti
letali. Sovente si assiste sia nei laghi che nei fiumi a scene del tipo:


  1. Carpisti
    a bordo di barche di tipo pieghevoli (mariposa o dolphinsea), stracariche di
    attrezzatura, prive di stabilizzatori e ovviamente privi di salvagente “indossato”,
    l’ho messo in grassetto e tra virgolette per puntualizzare il fatto che il
    giubbino salvagente, in qualche caso, nonostante venga portato al seguito in
    barca, comunque non viene indossato. Perché?

  2. Stessa
    cosa dicasi per chi utilizza barche certamente più sicure, in termini di
    stabilità, di quelle sopra menzionate (portabote, gommoni, barche in
    vetroresina e in alluminio), ma comunque, non potremo mai mettere la mano sul
    fuoco che magari una distrazione o una manovra errata non ci faccia cadere in
    acqua esponendoci a gravi rischi.

  3. Carpisti
    che trainano a bordo di gommoni o barche dotate di motori a scoppio, imprudentemente
    a velocità sostenute altri carpisti a bordo di piccole imbarcazioni stracariche
    di attrezzature e privi del giubbino salvagente. Perché?

Nello specifico, inoltre, le acque
correnti sono molto più insidiose delle acque ferme, se poi aggiungiamo il
fatto di poter cadere in acqua completamente vestiti, con stivali calzati e,
perché no di notte, potremo ben immaginare i rischi a cui saremo esposti. Un
ultima raccomandazione per quanto riguarda l’utilizzo attento dei natanti in
questo specifico tratto di fiume, sarà quella di fare molta ma molta attenzione
nel navigarlo per lunghi tratti a bordo di piccole e instabili imbarcazioni,
perché non sarà raro incappare in natanti di stazza medio grande, che spinti da
potenti motori, sfrecciano a velocità sostenute formando così scie con onde di
notevole entità che potrebbero metterci in serie difficoltà. Per cui il mio
consiglio sarà quello di navigare costantemente adiacenti le sponde, facendo
ben attenzione alle legnaie affioranti ivi presenti, attraversando totalmente
il fiume esclusivamente per raggiungere la postazione scelta. Altro consiglio
diretto a chi di solito utilizza tender, gommoni o canotti, sarà quello di
portare sempre al seguito un kit di riparazione per gli stessi, specifico per
il materiale con cui sono costruiti questi natanti (pvc o neoprene) così da
poter riparare sul posto eventuali fori o rotture. Ricordiamoci che abbiamo a
che fare con un ambiente selvaggio e ricco di insidie sotto forma di legnaie
semisommerse, rovi, massicciate e chi più ne ha più ne metta per cui con questi
tipi di imbarcazioni i pericoli saranno sempre dietro l’angolo. A questo punto,
le chiacchiere stanno a zero, indossiamo sempre il giubbino salvagente, sia
quando trasbordiamo che quando scandagliamo, sia quando pasturiamo che quando
caliamo le nostre canne, sia recuperando un pesce e sia se andiamo
semplicemente a fare un giro di perlustrazione, perché la nostra incolumità
viene prima di tutto. A conclusione di quanto detto, ma non certo ultimo in
ordine di importanza, è il fatto di acquistare oculatamente il nostro giubbino
salvagente, non sono tutti uguali, hanno taglie e livelli di galleggiabilità
specifiche per ogni tipo di utilizzo. Sarà inutile acquistare salvagenti per
bambini, perché sono più piccoli e occupano meno spazio in macchina.! Ma che
stupido ragionamento è? E se poi dovesse servire per salvarci la vita e non
sarebbe in grado di farlo? In quel momento penseremo che occupava pochissimo
spazio in macchina? Per cui non scherziamo su queste cose, il giubbino
salvagente va scelto in base al nostro peso e in base al fatto che le
probabilità di cadere in acqua totalmente abbigliati e, magari urtando con
qualsiasi ostacolo sono elevate, per cui dovrà categoricamente essere in grado
di tenerci “a galla con la testa fuori dall’acqua anche in stato di incoscienza”.
Al riguardo  vorrei fornirvi alcuni
riferimenti normativi e tecnici che potrebbero esservi utili nella scelta di
questo “vitale” accessorio. Sicuramente per una questione di praticità
la nostra scelta ricadrà sui giubbini a corpetto di tipo autogonfiabile o non. Sulla
targhetta solitamente bianca apposta all’interno del giubbotto dovranno essere
obbligatoriamente riportati i seguenti dati: la marcatura CE, la marcatura UNI EN
ISO seguito da un valore numerico che starà ad indicare il livello di sicurezza
del giubbotto, ne esistono di ben dieci tipi, per cui andremo dal valore
numerico UNI EN ISO 12402-1 al valore UNI EN ISO 12402-10. Sulla targhetta sarà
riportato anche il valore inerente la capacità di sollevamento del giubbotto
espresso in Newton che comunque, nonostante sia un dato strettamente
correlato al precedente, andiamo a vederne il significato così da poter capire
meglio tecnicamente di cosa stiamo parlando. Nella fisica 10 Newton
corrispondono ad 1 kg e, una persona di 100kg in acqua pesa appena 5kg, per cui
non avrà nessun problema un giubbotto avente un dato di spinta pari a 150
Newton a far rimanere correttamente a galla una persona con un peso pari a
200kg. Unica accortezza che dovremo fare scegliendo il nostro giubbotto sarà
quella di ben distinguere quelli progettati come “aiuto al galleggiamento”
rispetto a quelli detti “di salvataggio”. C’è molta confusione su cosa si
intende per giubbotto di salvataggio o aiuto al galleggiamento e sulle loro
differenze. Quello che dovete sempre avere ben presente è che l’aiuto al
galleggiamento è studiato per aiutare chi lo indossa a rimanere in superficie.
Limitandosi ad indossarlo senza nuotare, non vi sarà utile in tutte le
circostanze perchè non possiede specifiche abilità di far ruotare il copro
umano in acqua. Al contrario i giubbotti di salvataggio, devono, se
opportunamente indossati e mantenuti in buone condizioni ,mantenervi sempre con
la testa fuori dall’acqua, anche in caso di incoscienza, per cui la nostra
scelta sarà obbligatoriamente indirizzata su questi ultimi. I modelli di
nostro  interesse saranno quelli che
riporteranno valori compresi tra UNI EN ISO 12402-2 e UNI EN ISO 12402-4, ma
vediamoli nello specifico uno ad uno:


  • Gli
    UNI EN ISO 12402-2 sono i giubbotti di salvataggio con il più alto grado di
    sollevamento, ovvero ben 275 Newton e sono idonei ad ogni tipo di utilizzo e
    nello specifico, come riportato dalla normativa, sono realizzati per essere
    utilizzati da qualsiasi tipo di utente,  che può indossare
    abbigliamento pesante, forniscono
    un grande supporto ad un utente privo di sensi, cosicché se necessario ruoti e mantenga
    le vie aeree libere anche in acque molto agitate.

  • Gli UNI EN ISO
    12402-3 hanno un livello di sollevamento pari a 150 Newton, e come i precedenti
    sono adatti ad ogni tipo di utilizzo e di utente.

  • Gli UNI EN ISO
    12402-4 hanno un livello di sollevamento pari a 100 Newton, e come i precedenti
    sono adatti ad ogni tipo di utilizzo e di utente.

Questi
dunque i prodotti più adatti ai nostri scopi e che saranno sempre in grado di
fornirci un elevatissimo grado di sicurezza, per cui non ci resterà altro da fare
che scegliere la taglia a noi più adatta e il valore in Newton più consono al
nostro peso, cercando sempre di scegliere un valore un po’ più alto rispetto a
quello che realmente ci occorre, tendendo comunque ad esagerare, in
considerazione del fatto, che utilizzeremo il giubbotto durante tutto l’arco
dell’anno e che specialmente nei mesi invernali il nostro già pesante
abbigliamento, “bagnato” sarà ancora più pesante. Mi sono dilungato
abbastanza, ma per quanto riguarda la sicurezza, le parole non sono mai troppe
e comunque spero di aver fugato i vostri dubbi in materia di giubbotti
salvagente.

Abbiamo visto i possibili pericoli che potremo incontrare
in questi ambienti, veniamo ora agli inconvenienti:


  • Grandi roditori

In questo tratto di fiume la possibilità di avere
incontri ravvicinati con le nutrie, è tutt’altro che remota sia di giorno che
di notte. Potremo avvistare anche esemplari veramente xxl di questi simpatici
roditori, non ci arrecheranno nessun tipo di disturbo essendo per indole
animali molto schivi e solitari, per cui le possibilità di trovarli gironzolare
nel nostro accampamento saranno veramente pari a zero. Altrettanto faremo noi
con loro, magari facendogli soltanto qualche bello scatto a debita distanza.


  • Topolini e topoloni
    (ratti, pantegane, sorche e zoccole)

Tra parentesi ho riportato alcuni coloriti termini
utilizzati nelle varie regioni d’Italia per indicare il famigerato ratto,
quello con la R maiuscola che popola indisturbato buona parte del corso del
fiume Tevere. Di tanto in tanto noteremo anche la presenza di quei piccoli
topolini bianchi non più lunghi di cinque centimetri, i così detti “topolini
di campagna”
e che nella maniera più assoluta non ci arrecheranno alcun
danno. Cosa ben diversa invece per ciò che riguarda i Ratti di cui parlavamo
prima, dispettose bestioline che possono tranquillamente arrivare a trenta o
quaranta centimetri. A questi dovremo fare ben attenzione, o almeno dovremo far
attenzione a non lasciargli a portata di denti praticamente nulla, non sto
scherzando, questi bestioni sotto forma di roditori sono in grado di
danneggiare anche seriamente qualsiasi genere di materiale. Complice delle
bestie è il buio, infatti l’attività di questi animali si concentrerà
esclusivamente nelle ore notturne, momenti in cui saremo tranquillamente in
tenda a dormire, e come non mai, il vecchio detto che recita: “quando
il gatto non c’è i topi ballano.!”
, è quanto di più azzeccato in queste
occasioni. Rimanendo svegli nelle ore notturne non faticheremo a sentire il
rumore prodotto dai dentini affilati di queste bestioline mentre rosicchiano
qualsiasi genere di materiale o vedere i loro occhietti rossi aggirarsi
all’interno del nostro accampamento. Riescono a salire praticamente ovunque,
pensate che una notte sono stato svegliato da queste bestioline che
utilizzavano la mia tenda a mo di tappeto elastico, si divertivano così,
saltandoci su dalla scarpata antistante per poi rimbalzare sul terreno e
successivamente ripetere il giochino svariate volte. E fin qui poco male, ma
non potete capire che cosa sono in grado di combinare se, nella malaugurata
delle ipotesi dimentichiate incustodite buste con cibo, boilies o qualsiasi
altro oggetto abbiate toccato con le mani intrise di aroma delle nostre
palline. In questo caso, preparatevi la mattina successiva ad avere un
traumatico risveglio, sicuramente non troverete più nemmeno una briciola delle
vostre palline o dei vostri cibi e, troverete sugli oggetti che avevate toccati
con le mani intrinse di aroma delle boilies i segni evidentissimi dei loro
dentini, impugnature delle canne rosicchiate, impugnature delle manovelle dei nostri
mulinelli mutilate, manici delle borse lacerate, come potete ben vedere da
alcune foto qui presenti. Ah dimenticavo, sempre per lo stesso motivo sarà
molto più sicuro utilizzare dei picchetti per posizionare in pesca ogni singola
canna, perché se userete i rod pod questi simpatici roditori di taglia xl
userebbero gli stessi a mo di parco giochi, che gli permetterebbero inoltre di
arrivare agevolmente con i loro denti affilati a portata di canne e mulinelli,
arrecandogli non pochi danni.


  • Formicai

Fate attenzione, questi insetti imenotteri potrebbero
rendere un incubo la nostra permanenza sulle sponde del Tevere. Gli argini del
fiume sono habitat ideali per la realizzazione di immensi formicai da parte
delle classiche formiche e da parte delle ben più temibili formiche rosse, per
cui bisognerà fare la massima attenzione a dove andremo a posizionare la nostra
tenda perché avere la stessa infestata da migliaia di questi insetti non sarà
un’esperienza piacevole. Impiegheranno tempi brevissimi ad infestare qualsiasi
tenda, sacco a pelo, borsa o barca, insomma, qualsiasi cosa, sia durante il
giorno che durante la notte e liberarsene non sarà di certo impresa semplice, e
nel caso in cui fossimo così sfortunati da essere invasi dalle formiche di
specie rossa, rischieremo anche qualche bel pizzicotto per nulla piacevole. Non
dimenticate mai di mettere nella borsa una bella confezione di borotalco, si
avete capito bene, semplice borotalco che non sarà utilizzato per la cura del
nostro corpo dopo un bagnetto ma sarà utilizzato per realizzare sul terreno
lungo l’intero perimetro della tenda una sorta di striscia di Gaza, che terrà
lontani questi irritanti animaletti. Le formiche sono fortemente infastidite da
prodotti quali il borotalco, gli oli essenziali, la menta e i fondi di caffè,
per cui, per ovvi motivi di praticità il prodotto tra questi più facilmente
utilizzabile sarà proprio il borotalco. Come avrete notato non vi ho
consigliato di utilizzare prodotti chimici, quali insetticidi in quanto, non
dobbiamo in alcun modo essere noi la causa di distruzione di un ecosistema.
Quello che a noi interessa, sarà risolvere il problema e non estirparlo
contaminando inoltre l’ambiente che ci circonda.


  • Antropodi e insetti
    in generale

Per chi non ama i ragni (antropodi) e gli insetti in
generale, la permanenza nell’ecosistema che ruota intorno a queste acque non
risulterà priva di imprevisti. Non corriamo pericoli di alcun genere, non ci
sono ragni o insetti velenosi, ma ci sono sicuramente di ogni dimensione, forma
e colore. Consiglio a chi non sopporta questo genere di compagnia di dotarsi di
tenda con cellula interna così da avere un totale isolamento con l’ambiente
circostante scongiurando così l’incontro seppur casuale con questi innocui
esserini. Altra cosa che dovremo portare sempre al seguito sono i prodotti da
utilizzare per tenere lontane le zanzare o per curarne le punture. Questi
ambienti umidi e specialmente nei mesi estivi al calar della sera diventano il
regno incontrastato di questi insetti (zanzare e zanzare tigre) da cui dovremo
assolutamente proteggerci onde evitare di essere mitragliati dalle loro
fastidiose punture. Un rimedio naturale per tenere lontane le zanzare dalla
nostra postazione sarà quello di posizionare e accendere intorno alla stessa
qualche candela di citronella, molto efficaci per lungo tempo. Invece se siamo
stati già punti dalle zanzare non faremo altro che applicare sul pomfo creato
dalla puntura una soluzione contenuta all’interno di comodi flaconcini a forma
di stick che troverete facilmente in commercio, che ci aiuterà a placare il
prurito e disinfetterà la zona interessata.  


  • Rettili

Questi ambienti, per gli amanti dei rettili, saranno
sicuramente in grado di regalare belle emozioni.! Scherzo ovviamente e di certo
non avremo a che fare con boa o cobra, ma si potrebbero avere incontri
occasionali con le comunissime natrix natrix, ovvero le biscie dal collare. Non
ci sarà difficile riconoscere questo rettile, solitamente di colore verde scuro
o  marrone (potrebbe andare anche dal
grigio al nero, a seconda delle stagioni e degli ambienti in cui vivono), con
un collare di colore giallo posto proprio dietro la testa, a cui deve il nome
e, molto importante ha le pupille rotonde. Le bisce dal collare possono
raggiungere anche dimensioni ragguardevoli, arrivando anche a due metri di
lunghezza, ma state tranquilli, non è un rettile stritolatore ne tantomeno mordace,
infatti per difendersi simulano la morte immobilizzandosi e esponendo il ventre
al predatore oppure sono in grado di secernere dalla cloaca un liquido
maleodorante per tenere lontani gli aggressori. In poche parole “non morde, mai.!”. Cosa ben diversa per
quanto riguarda la temutissima vipera o aspide, inconfondibile, corpo tozzo non
più lunga di 40 centimetri, testa a punta e triangolare, coda corta e
rastremata, pupilla verticale, in questo caso, come tutti sanno abbiamo a che
fare con un serpente velenoso anche se le possibilità di morire per un morso
della stessa sono verosimilmente minime e vediamo perché. Ci sono molte
variabili che possono elevare o diminuire la percentuale di probabilità di
morte a seguito di attacco da vipera, ma indifferentemente da questi, a meno di
non essere affetti da patologie allergeniche il reale pericolo di perdere la
vita a causa di questi incidenti è veramente molto basso. Mediamente, la
quantità di veleno iniettato con un morso da una vipera non dovrebbe essere
mortale per un uomo adulto, anche se tutto dipende da numerose variabili. La
media di veleno iniettata dipende infatti dalla vipera, da quanto le sue
ghiandole velenifere siano piene, dal modo in cui i denti affondano durante il
morso.

Inoltre, la reazione al veleno dipende per esempio dalla massa corporea del
malcapitato: un bambino è più a rischio di un individuo adulto. Ma vediamo ora
cosa fare in caso di attacco da vipera, anche se tralascerò aspetti prettamente
medici soffermandomi invece a sfatare un mito. Nella maniera più assoluta
avendo a che fare con la classica ferità prodotta dai denti della vipera,
ovvero due piccoli forellini sulla cute posti ad una distanza di circa un
centimetro uno dall’altro “non bisogna inciderli o cercare di
attingere sangue succhiando dalla ferita”
, non saremo di nessun aiuto
al nostro compagno e inoltre potrebbe essere un pericolo per noi stessi, in
quanto basterebbe avere una piccola ferita sulle labbra, all’interno della
bocca o una carie, per essere a nostra volta contagiati dal veleno del rettile.
Nell’immediatezza, le uniche operazioni da fare sono: cercare di rallentare la
circolazione del sangue (con un laccio emostatico, a monte della parte
interessata dalla ferita e spremere la ferita stessa per cercare di far uscire
la maggior parte del veleno. Ovviamente dovremmo portarci, o portare
l’infortunato, in tempi brevi presso un posto di pronto soccorso calcolando che
gli effetti del veleno saranno avvertiti entro circa mezzora di tempo, per poi
manifestarsi in maniera più evidente dopo circa un ora. Il morso è solitamente
molto doloroso e provoca cianosi e gonfiore per poi avere sintomi del tipo
cefalee, vertigini, tachicardia, calo di pressione, vomito, diarrea e shock.
Assolutamente non bisogna spaventarsi di tutto questo, ma bisogna saper
affrontare il problema così da potervi far fronte nel migliore dei modi, se poi
calcoliamo, come precedentemente detto che il rischio di morte è veramente
molto basso, e se avremo effettuato le operazioni del primo soccorso in maniera
tranquilla e ottimale, i rischi saranno veramente minimi per tutti e rimarrà
soltanto un’esperienza da raccontare. E’ sicuramente meglio sapere come
comportarsi in questi casi e, sarebbe sciocco pensare che a noi non potrebbe
capitare, noi, che costantemente siamo a contatto con la natura e tutto ciò che
ne fa parte, rettili compresi.


  • Pollini e graminacee

Ambiente “idilliaco” questo anche per gli amici
con allergie varie, specialmente ai pollini e alle graminacee. Fin dagli inizi
della stagione primaverile causa la massiccia presenza sulle sponde del Tevere
di enormi pioppi bianchi, vengono liberati in tutto l’ambiente circostante cospicue
quantità di pollini, tanto che a primavera inoltrata, avremo a che fare con
veri e propri tappeti di questi pollini che ricopriranno in modo uniforme
specialmente le anse con acqua più ferma. Chi ha problemi di allergia, come
potrete ben immaginare dovrà fare molta ma molta attenzione a questo periodo
dell’anno stando alla larga da questi ambienti oppure prendere le dovute
precauzioni a seconda dei casi. Per chi ha una forte allergia ai pollini il
consiglio e di stare alla larga dal Tevere almeno nel periodo primaverile,
mentre per chi ha forme di allergia più lievi sarà sufficiente portarsi dietro alcuni
farmaci dedicati a queste patologie per non avere grossi problemi. Stessa cosa
vale per le graminacee, lungo le sponde del Tevere vi sono migliaia di ettari
di terreni coltivati a grano, fieno e erba in generale, che nella tarda
stagione estiva potrebbero dare non pochi problemi, per cui varranno gli stessi
consigli che per i pollini. Non sottovalutate questi problemi, vi parlo da
soggetto allergico, perché potreste veramente trasformare la vostra pescata in
un incubo o nei casi di forti allergie mettere a repentaglio la vostra vita.

Se siete
arrivati a leggere fin qui significa che seppur lunghetto questo pezzo, sta
destando il vostro interesse e la vostra curiosità. Sto cercando di essere il
più dettagliato possibile così da far in modo che chiunque, anche alle prime
armi, possa avere tutte le conoscenze e le carte vincenti per affrontare questo
bellissimo tratto di Tevere.

Pescando e
navigando nel nostro viaggio virtuale alla scoperta di questa bellissima acqua
siamo giunti alla diga di Castel Giubileo, l’ultimo sbarramento del fiume
Tevere prima del suo “trionfale”
ingresso nella capitale, che purtroppo per noi appassionati significa
metaforicamente saltare giù da un baratro senza fine, anzi una fine la ha e
sarà la foce del Tevere stesso nei pressi di Ostia. Da qui in poi parlare di
pesca sarà quasi un utopia in quanto avremo a che fare con una penosa e triste
realtà. Subito sotto alla diga di Castel Giubileo, su entrambi le sponde
troveremo vere e proprie baraccopoli in cui si aggirano molti soggetti poco
raccomandabili che indisturbati fanno il bello e il cattivo tempo, una vera e
propria “terra di nessuno”, e dove nonostante tutti sanno e tutti denunciano,
gli stessi problemi ormai da anni così sono e così rimangono (non
dimentichiamoci che siamo in Italia..!). “Il degrado”, questo il termine che
contraddistingue e che ci accompagnerà per gli ultimi cinquanta chilometri di
questo magnifico fiume, nonostante passi sotto gli antichi e storici ponti di
una delle città più belle del mondo, al contrario posso garantirvi che i
Francesi usano e si godono la Senna, il Loira, il Garonna, il Lot, la Saona e
il Mosella curandoli e mantenendoli come giardini botanici e, ve ne sono
migliaia di altre realtà simili in molti altri paesi Europei. Ma perché in
Italia no?

Navigando
navigando arriviamo nei pressi dell’aeroporto di Urbe sulla Via Salaria, dove
il Tevere riceve uno dei suoi maggiori affluenti, il fiume Aniene. Da qui in
poi passeremo sotto ben sedici magnifici e storici ponti realizzati in varie
epoche e sotto ventiquattro ponti moderni (andiamo dal terzo secolo A.C. ad
oggi), i muraglioni di contenimento rendono unico e caratteristico il corso e
il paesaggio del Tevere nel cuore di Roma, se non fosse che quelli che
dovrebbero essere luoghi in cui passeggiare, prendere battelli fluviali
turistici o perché no anche pescare in santa pace, siano stati trasformati in
dormitori multietnici a cielo aperto, luoghi di incontro per loschi individui
malavitosi e punti di ritrovo di tossici e spacciatori, se poi a tutto questo
aggiungiamo la massiccia presenza di enormi ratti e la qualità delle acque che
dire pessima sarebbe molto ma molto riduttivo, potrete ben capire che parlare
di carpfishing in questi contesti sia veramente molto difficile o quasi
impossibile, qui la tranquillità non esiste per cui allo stesso modo e se perdureranno
queste condizioni, uno sport come il nostro, qui, non avrà futuro. C’è chi si
avventura sulle sponde del Tevere a Roma e in particolare all’altezza
dell’isola Tiberina, certo che c’è, anzi ci sono, ci sono decine di
extracomunitari che pescano con mezzi non proprio leciti e addirittura “vendono”,
non si sa ne a chi ne come, carpe, cavedani, breme e tutto ciò che riescono a
razziare sia di giorno che di notte…a Roma, in centro..!! Mah! E invece Noi,
che rispettiamo le regole sempre e ovunque, che rispettiamo la natura e il
pescato, che paghiamo tutte le maledettissime tasse, veniamo controllati anche
negli angoli più remoti? E magari anche multati? Ah già, siamo sempre in
Italia. Forse sto diventando troppo polemico, ma vi garantisco che quando vedo
certe cose mi va il sangue al cervello, e rimango oltremodo amareggiato quando,
nonostante si avvertano gli organi competenti addetti al controllo, tutto
questo non viene minimamente considerato, figuriamoci se perseguito. Il nostro
triste viaggio virtuale verso valle continua e chilometro dopo chilometro il
pessimo paesaggio, i loschi personaggi e il degrado purtroppo non svaniscono
come in un brutto sogno, ma restano li a ricordarci che siamo in Italia. Finalmente
siamo giunti alla fine, ci troviamo alla foce del Tevere a Ostia, in un delta
di due soli bracci, uno naturale detto Fiumara
Grande
e uno artificiale detto Canale
di Traiano
che delimitano l’Isola Sacra a Fiumicino, qui l’influenza&

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