Boilies E Mix

Aiutateci, aminoacidi! (parte 2)

Di Andrea Zanchin pubblicato il 23/08/11

Continuiamo anche in questo secondo appuntamento la trattazione sugli amminoacidi interrotta la volta scorsa, andando a completare il quadro su queste tipologie di composti, analizzando da dove deriva il loro potere attrattivo ed approfondendo aspetti tecnici, come le metodologie di utilizzo, che ci interessano direttamente nella fase di pesca.

SOLUBILITA’ IN ACQUA

Nel precedente articolo, oltre che aver analizzato la composizione chimica di questi additivi, abbiamo compreso come, da un punto di vista alimentare, questi ingredienti possono dare alle nostre esche un elevato apporto proteico, rendendole molto attiranti anche in acque fredde, in particolar modo durante il periodo invernale.
Ovviamente a questo punto una domanda potrebbe sorgere spontanea, ovvero: “Al di là dell’apporto proteico, perché queste sostanze mantengono la loro capacità di attrazione anche a basse temperature?”. La risposta è semplice anche se non molto intuitiva e scontata, in quanto deriva direttamente dalla composizione chimica di queste sostanze.
Infatti, al contrario dei solventi utilizzati per la realizzazione degli aromi che possono dipendere, anche in modo molto marcato, dalla temperatura dell’acqua, gli amminoacidi non risentono in alcun modo di questo parametro, ma bensì del pH della massa liquida nel quale vengono immersi.
A medi valori di pH, questi composti hanno un’ottima capacità di soluzione in acqua, sciogliendosi in modo veloce ed uniforme indipendentemente dallo stato termico di quest’ultima. Nelle acque dolci possiamo trovare una gamma di pH compresa tra valori che vanno dal 6 al 9 (ottimali da 6,5 a 8,2), parametri che non vanno affatto ad incidere sulla capacità di soluzione in acqua degli additivi amminoacidici, non alterando quindi in nessun modo l’efficacia di questi liquidi.
Se poi consideriamo praticamente costante durante il corso dell’anno, il valore di pH in fiumi e laghi, salvo rari casi di piccole variazioni significative, si può affermare che le proprietà chimiche e nutrizionali di questi ingredienti rimangono immutate per tutti i 365 giorni.

PERCEZIONE DELLA CARPA
La carpa, a differenza delle altre specie ittiche, possiede un apparato recettore e gustativo altamente sviluppato, che le permette di percepire anche i più piccoli segnali chimici nell’ordine di una particella per milione se non, in alcuni casi, per miliardo.
Ciò le permesso grazie a due tipologie di organi sensoriali: le linee di pH ed i barbigli. Le prime sono poste lungo i fianchi del pesce, sono  simili a dei graffi e sono molto evidenti soprattutto nelle specie senza squame. La loro funzione è quella di rilevare qualsiasi variazione di pH percepita nell’intorno della posizione del ciprinide e trasformarli in impulsi nervosi che vengono poi interpretati dal cervello come segnali che possono significare fonte di cibo, pericolo o altro.
I secondi sono quattro, due molto grandi e due più piccoli, posizionati ai lati della bocca. Il loro scopo è prevalentemente quello dell’orientamento, ma vanno ad integrare anche l’apparato gustativo del cibo. Grazie a tecniche extracellulari ed elettrofisiologiche, si è scoperto che l’efficacia stimolante delle sostanze a base di amminoacidi sono molto potenti, sia per quanto riguarda l’apparato gustativo che per quello sensoriale esterno.
Lo stimolo più efficace testato è quello derivante dalla Prolina L, un amminoacido ciclico contenuto all’interno delle proteine che, assieme all’Alanina L, può essere rilevato con molta facilità dalla carpa anche a grandi distanze.  Tuttavia non tutti i tipi di amminoacidi possono essere individuati dal pesce, ma solamente quelli neutri ed acidi, con esclusione quindi di quelli basici.
Proprio per sopperire a questa mancanza e visto il numero limitato di amminoacidi stimolatori, la papilla gustativa nella carpa mostra uno spettro chimico maggiormente articolato rispetto alla conformazione di quello olfattivo nelle stesse specie. Inoltre il sistema gustativo di una carpa è più sensibile agli amminoacidi rispetto a quello olfattivo nelle specie dello stesso genere.

APPLICAZIONI
L’uso di attrattori e stimolatori a base di amminoacidi non è stagionale, ma bensì consigliato durante tutto l’anno; questo invito non è solamente dettato dall’esigenza di vendita delle case produttrici, ma deriva direttamente dalle proprietà di attrazione precedentemente descritte che, in qualsiasi situazione, si sono dimostrate sempre efficaci. Il loro impiego trova spazio nel pianeta esche e, più nello specifico, nei seguenti campi:

  • Boilies Self Made:  gli additivi a base di amminoacidi consentono di arricchire l’apporto proteico delle esche casalinghe, andando a colmare eventuali carenze lasciate dalle tipologie di farine utilizzate, soprattutto in mancanza di polveri di origine animale. Oltre al fattore energetico, questi liquidi vanno ad agire nella boilie anche sotto il profilo gustativo, parametro fondamentale per l’appetibilità dell’esca soprattutto nel lungo periodo. Per la realizzazione di esche veloci, queste tipologie di composti sono ideali per la produzione di boilies morbide, sostituendoli, nella parte liquida, ad una quantità delle uova necessarie all’impasto.
  • Bait Dip: più comunemente conosciuti come ammolli, i dip sono un miscuglio di liquami ed aromi in cui immergere le boilies da innesco, al fine di renderle più attiranti. All’interno di questi cocktails, la componente amminoacidica è pressoché fondamentale, in quanto riesce a sprigionare, nell’intorno della pallina e in breve tempo, una sorta di nuvola odorosa altamente stimolante per il pesce. Le esche potranno essere messe in ammollo anche molto tempo prima del loro utilizzo e lasciate mantecare altrettanto a lungo, senza il rischio di incorrere in alterazioni o muffe.
  • Stick e PVA: data la ridotta, o assente, presenza di acqua all’interno di questi composti, il loro utilizzo è indicato anche nelle retine e sacchetti in PVA. Nelle prime, possiamo impiegarli come liquido da impasto per sfarinati e pasture, al fine di realizzare gli ormai famosi e conosciuti stick. Nei secondi li possiamo invece versare direttamente all’interno delle bustine per bagnare boilies o pellets eventualmente presenti, in modo da dare, una volta sciolto il PVA, un forte boost iniziale alle esche ivi contenute.    

CORRETTO UTILIZZO
Sulle confezioni di questi prodotti è sempre indicato il dosaggio consigliato, che può essere definito da una precisa quantità oppure descritto come un intervallo di valori minimo-massimo. Nel secondo caso, le ditte produttrici lasciano una certa discrezionalità al cliente che, a seconda delle esigenze, è libero di “caricare” più o meno intensamente le proprie esche. La tendenza, tuttavia, è sempre quella di abbondare o sovra-dosare questi ingredienti, senza però rendersi conto dei possibili effetti collaterali.
Infatti, proprio come avviene con un farmaco (tra l’altro alcuni di questi composti vengono forniti alle aziende direttamente da case farmaceutiche), la conseguenza ad un eccesso di queste sostanze è quella di portare la carpa a rifiutare il cibo, scatenando quindi in essa un effetto repulsivo che la costringe a ricercare cibo altrove.
Il consiglio è quindi quello di attenersi sempre alle dosi consigliate, in modo da non incorrere mai in nessun rischio che possa compromettere l’attrazione delle nostre amate palline portandoci ad un completo fallimento.


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