Boilies E Mix

Adorabili birdfood. - Parte 1 -

Di Andrea Girardi pubblicato il 22/08/11

In Inghilterra li chiamano rearing and conditioning food da noi più semplicemente pastoncini. Croce e delizia di migliaia di appassionati, hanno saputo conquistare il cuore dei carpisti e la gola dei ciprinidi per efficacia dimostrata sul campo in decenni di grandi successi raccolti in tutta Europa.

I birdfood sono sempre piaciuti agli anglers ed ancor di più alle carpe ed hanno intrigato migliaia di appassionati che si sono sbizzarriti nel comporre i loro mixes preferiti.

E’ l’ingrediente che spicca per profumo nel consorzio dietro casa e, con i suoi colori che spesso vanno dal giallo acceso al rosso rubino, rapisce la fantasia di chi lo osserva.

L'ingrediente che ha segnato la nascita di boilies e mixes efficaci ed intramontabili. 

Questi magnifici composti hanno un trascorso storico, pratico e letterario assai altalenante nel panorama del carp fishing. A periodi di grandi discussioni ed euforia generale da parte degli addetti ai lavori hanno fatto seguito fasi di apatia ed indifferenza nelle quali i birdfood sembravano quasi essere passati in disuso, colpiti da una sorta di disaffezione, cedendo lo scettro a basi composte da estratti marini, idrolizzati e proteine oceaniche.

Le ragioni che si celano dietro a questo fenomeno sono molteplici tra le quali il mercato inglese che da sempre funge da timone ad un intero settore che, esibendo carpe over 40 asseritamente catturate con boilies a base di fishmeal mixes, spinge ad un consumo smodato di farine a base di pesce.

Del birdfood nemmeno l’ombra, considerato un ingrediente sorpassato, vecchio e spossato che giace in una nota a piè di pagina in qualche testo, oppure suggerito solo a principianti, con dosaggi pressoché minimi, riappare miracolosamente ed in pompa magna ad opera di un conosciutissimo e preparato angler veneto in un forum di un’altrettanto dinamica e valida azienda trevigiana.

E, come d’incanto, scopri che i carpisti sono assetati di conoscenze in merito ai pastoncini o birdfood che dir si voglia, dimostrando il desiderio di spezzare dei dogmi che durano da decenni esibendo un anelito di rinnovamento attraverso una più approfondita conoscenza degli alimenti dedicati allo svezzamento ed all’alimentazione dei canarini.

Realizzi che c’è ancora tanta voglia di imparare, di conoscere ed approfondire e che non è assolutamente vero che i birdfood non suscitano più emozioni tra i pescatori, anzi, c’è una forte richiesta di dettagli e modalità di utilizzo.

 

Agevolmente acquistabili praticamente ovunque, dal consorzio agrario al mulino di turno, dal negozio di pesca fino al centro specializzato per allevatori, i costi più che abbordabili anche in presenza di prodotti impiegati a livello professionistico in ambito ornitologico, da sempre accompagnano non solo il carpista che artigianalmente confeziona le proprie esche ma anche aziende leader nel settore pesca sportiva.

 

Cionondimeno, dopo aver vissuto momenti di gloria ed esaltazione ed aver cavalcato l’onda del successo, i pastoncini, nonostante i notevoli successi riscossi caddero nel dimenticatoio o quasi per cedere il passo alle miscele di pesce tanto amate ed abusate in terra d’Albione, che, sgomitando, premevano per mandare in pensione i birfood.

 

Ad onor del vero bisogna ammettere che le acque d’oltre manica (soprattutto le fisheries e le day ticket carp waters) sono state letteralmente bombardate con centinaia di tonnellate di esche a base di birdfood facendo perdere colpi a boilies che per anni hanno spopolato e reso felici migliaia di anglers nella terra di William Shakespeare.

 

Un doveroso riferimento storico.

Ma quando e come hanno avuto origine i birdfoods o meglio quelle miscele chiamate pastoncini? E’ necessario compiere un viaggio virtuale nel passato e tornare indietro nel tempo fino al 1402, anno in cui gli spagnoli scoprirono nell’oceano Atlantico, al largo della costa del Marocco, l’arcipelago delle Canarie ed insieme ad esse un simpatico volatile che le popolava in gran numero divenuto anche oggetto di una fortunatissima serie di cartoni animati: il canarino, il cui nome scientifico è Serinus canaria.

 

Catturati a migliaia, i canarini furono oggetto di un fiorente commercio con prezzi proibitivi che solo i ricchi si potevano permettere. Le compagnie commerciali dell’epoca incrementarono i propri redditi a dismisura e le quotazioni del canarino nelle piazze d’affari di quei tempi raggiunsero indici tali da far invidia a quelle odierne.

 

Inizialmente l'allevamento del canarino costituiva esclusivo appannaggio della nobiltà, ricca ed aristocratica che riceveva lustro dai pennuti sia dai loro meravigliosi canti che dall’esibizione delle lucenti penne.

L’evoluzione storico-sociale dell’epoca fece si che il possesso dei Canarini si spalmasse a tutte le sfere sociali, dalle più ricche a quelle meno abbienti a prescindere che si trattasse di competizione o pura passione e questo contribuì alla fondazione delle prime Società Ornitologiche con la contestuale organizzazione delle prime mostre di ornitologia.

I pastoncini presenti sul mercato.

- morbidi, spesso caratterizzati da una notevole appetibilità ma talvolta caratterizzati da una buona percentuale di grassi;

- secchi, ideati per la cova e lo sviluppo dei nidiacei;

- bianchi (senza uova) studiati per evitare il fenomeno della doratura;

- con semi;

- senza semi;

- all’uovo e miele per un rapido sviluppo dei nidiacei;

- pastoncini per la colorazione dei canarini a fattore rosso;

- per lo svezzamento e la muta;

- con insetti, integrati con proteine animali e miele;

- a base di frutta per uccelli insettivori e frugivori (storni, merli, tucani);

- costituiti da formule per l’imbecco (alimentazione allo stecco per i  nidiacei durante i primi giorni di vita);

- costituiti da formule solubili per uccelli particolari e difficili da alimentare in stato di cattività;

- alimenti integrativi non classificabili come birdfood in senso stretto. Vengono solitamente usati per innalzare il tenore proteico dei pastoncini e si prestano in modo eccelso nella produzione delle boilies;

- miscele proteiche di pure proteine animali, ottime per canarini, parrocchetti, ondulati, pappagalli e nettarinidi per sopperire alla mancanza di aminoacidi nel cibo vegetale con la stessa efficacia della carne rossa e degli insetti;

- miscele costituite da integratori proteici, ricchi di albume per uccelli di difficile e particolare alimentazione;

- miscele che facilitano la crescita ed il piumaggio contenenti i grassi insaturi che evitano l’obesità in soggetti adulti e sono precursori della crescita ottimale dei giovani esemplari;

- alimenti specifici e solubili per particolari pappagallini dei fichi chiamati Lory che contengono zuccheri, estratti di proteine vegetali, sottoprodotti di origine vegetale, prodotti del panificio, oli e sostanze minerali.


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Commenti

Andrea Girardi il 24/08/11
Gentilissimo Marco, innanzitutto grazie per i complimenti. Questa prima parte è una sorta di preludio a ciò che seguirà nelle prossime puntate nelle quali parleremo anche delle modalità di utilizzo dei singoli birdfood e delle percentuali applicabili agli stessi. C’è molto da raccontare e tanto da sviscerare. Ogni vostro commento è sempre determinante perché stimola a far meglio. Grazie.


Paolucci Marco il 24/08/11
Andrea, tu sei un´altro di quelli che di palline ne ha fatte tonnelate e tutte tue, dalle idee, all´esecuzione, un bell´articolo potevi parlare di percentuali e delle farine da conbinare, ma l´originalitá sta proprio in questo di non consigliare niente a nessuno lasciando ad ognuno le sue scelte. Bravo.


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