Tecnica

Ad ognuno il suo! (Seconda Parte)

Di Andrea Zanchin pubblicato il 27/12/15

...nel precedente articolo de "Ad ognuno il suo!" abbiamo analizzato le principali tipologie di ami, indicandone le caratteristiche principali e capendo a grandi linee in quali categorie di terminali possono essere utilizzati.
Andiamo ora a vedere quali sono i Rig più diffusi e quali sono le forme di ami più indicate per realizzarli...

  • KNOT-LESS RIG: si tratta di un rig molto elementare, dal punto di vista costruttivo il più semplice di tutti. Basta infatti realizzare un comune nodo senza nodo sull’occhiello dell’amo e all’occorrenza fissare il capello con un termo restringente o con uno spezzone in silicone ed il gioco è fatto. Non per questo però può essere realizzato con tutti gli ami presenti sul mercato, o meglio, può essere costruito con tutte le forme possibili ma le sue performance in pesca subiranno notevoli oscillazioni proprio in base allo “shape” prescelto. La forma ideale di amo da impiegare con questo rig, è uno shape che favorisca al massimo la rotazione dell’amo senza alcun artifizio, quindi un amo che abbia una curvatura molto accentuata ed un occhiello ricurvo il più possibile verso l’interno. Dalle descrizioni effettuate in precedenza, la forma ideale per questa tipologia di rig è senza dubbio un amo di tipo Kurv Shank. Oltre ai vantaggi dal punto di vista costruttivo, questa tipologia di terminale può essere impiegata in qualsiasi tipologia di presentazione, dalle affondanti passando per le bilanciate fino ad arrivare alle pop-up!
     
  • LINE ALIGNER RIG: altro terminale molto semplice a cui però aggiungiamo un accessorio in più che, dal un punto di vista della forma dell’amo aumenta le nostre possibilità di scelta. La base di partenza è sempre quella del nodo senza nodo, a cui però andiamo ad applicare sull’occhiello dell’amo un pezzo di termorestringente (facendo passare sempre il filo dall’esterno verso l’interno!) o, viste le recenti release delle varie aziende di minuteria, un accessorio in gomma costruito “ad hoc” che ci permette di andare a modificare artificialmente la curvatura dell’amo. Grazie a questo particolare costruttivo, le forme di amo che potremo scegliere sono svariate in quanto saremo noi a decidere quale sarà l’effettivo risultato finale. Personalmente mi sento di consigliare ami dal gambo medio con occhielli in asse con lo stesso o leggermente rientranti verso l’interno che, sempre dalle descrizioni precedenti, corrispondono al Wide Gape e Straight Eyed. Anche in questo caso si tratta di un rig universale, impiegabile nella quasi totalità delle presentazioni in particolare con le affondanti ed omini di neve.
     
  • D-RIG: rispetto ai due rig precedentemente descritti, questo terminale fa parte della categoria stiff ovvero realizzato con materiali rigidi come inguainati o il più classico fluorocarbon. L’impiego di questi materiali richiede ami con occhielli ricurvi verso l’esterno o al massimo in asse col gambo stesso, onde evitare di andare ad andare a creare angolazioni che vadano ad occludere lo spazio di presa dell’amo stesso sulla bocca del pesce. Inoltre, visto il D che bisogna andare a creare sul gambo dell’amo con l’aggiunta del relativo anellino in acciaio ove ancorare l’innesco, bisogna scegliere uncini con gambi particolarmente lunghi o comunque di una misura tale che permettano di effettuare tali lavorazioni con le relative legature. Per finire, la punta dell’amo potrà essere indiffrenetemente in asse o curvata rispetto al gambo stesso anche se, da esperienze personali, per favorire la rotazione e il posizionamento dell’amo stesso all’interno della bocca del pesce una punta curvata garantisce delle performance migliori. Ideali per questo rig sono i modelli Chod e Straight Eyed.
     
  • BLOW BACK RIG: un grande classico “made in England”. La base e il principio costruttivo è lo stesso del line-aligner dove, anziché applicare il termorestringente o il tubino in silicone sul gambo dell’amo per far aderire il capello allo stesso, andiamo ad applicare un anellino in acciaio con effetto scorrevole. Questo piccolo accorgimento comporta diversi vantaggi tra cui andare ad aumentare la mobilità del capello, favorendo quindi la rotazione dell’amo e il suo relativo assetto all’interno dell’apparato boccale della carpa mantenendo, nello stesso tempo, sempre la medesima distanza dal gambo dell’amo. Per questa tipologia di terminale gli ami ideali sono quelli caratterizzati da cambi lunghi e curvature strette, caratteristiche rispecchiate in pieno dalla tipologia Straight Eyed.
     
  • CHOD RIG: ecco un altro terminale che prende ispirazione da un pre-esistente rig adattato poi alle esigenze per cui è stato concepito. La base di partenza è inaftti quella del D-rig su però viene abbondantemente ridimensionata la D costruita sul gambo dell’amo, dove troviamo sempre la presenza dell’anellino in acciaio per ancorare l’innesco. Il terminale viene poi inserito tramite una girella, che ne permetta lo scorrimento, lungo uno spezzone di leadcore su cui vengono inserite due perline in gomma che fungano da stopper per delimitare il range di scorrimento del terminale. Anche in questo caso, l’amo ideale da utilizzare è un amo studiato per rig di tipo stiff, quindi con occhielli curvi verso l’esterno e, a differenza del D-rig, possono essere impiegati anche ami con gambo corto o di media misura.
     
  • 360 RIG: al contrario dei rig descritti in precedenza, qui parliamo di un terminale che coniuga l’impego di un amo “old style” con le idee e i materiali più moderni. Si parte infatti da un bent hook su cui si va d inserire una girella con anello di una misura tale che non fuoriesca dall’occhiello dell’amo. Stando molto attenti a non bucarsi le dita, si fissano poi due stopper in gomma sul gambo dell’amo inserendo in mezzo un anellino in acciaio che servirà poi per legare una pop-up da innesco. La costruzione termina infine con la legatura sull’anello superiore della girella, tramite un nodo palomar o similare, di uno spezzone di trecciato a scelta. In questo caso, l’unico amo disponibile per questo montaggio è il Bent Shank.

 

IL TEST DELLA MANO

Una volta realizzati i nostri fantastici rig, non ci resta che testarne l’efficacia e ciò va assolutamente fatto prima di andare a pesca, in quanto non possiamo permetterci di calare in acqua dei terminali che magari sono stati abilmente costruiti ma che tuttavia non eseguano il loro lavoro come previsto.
Il metodo più comune ma anche il più semplice ed efficace è il cosiddetto test della mano, che consiste semplicemente nel far scorrere verticalmente il terminale (innescato con la boilies o qualsiasi altra esca a nostro piacimento) sul palmo della nostra mano. Così facendo simuleremo la fase di espulsione del terminale dalla bocca del pesce e potremmo notare se la rotazione dell’amo avviene dei modi e nei tempi corretti oppure no.
Nel primo caso come effetto otterremo che l’amo si impunterà leggermente nella pelle (ovviamente nella realtà col solo peso del piombo unito alla velocità del pesce in fuga, l’amo perforerà la bocca della carpa andando ad innestarsi perfettamente all’interno della stessa!), nel secondo caso invece il terminale scivolerà in modo molto scorrevole attraverso la nostra mano e l’amo, non effettuando nessuna rotazione, non andrà a pungere la nostra carne.
Ricordo che questo test va effettuato molto lentamente e con molta calma onde evitare di piantarsi letteralmente l’amo nella mano e dover magari ricorrere al pronto soccorso...

Detto questo, BUONI TERMINALI A TUTTI!


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