Tecnica

Ad ognuno il suo! (Prima Parte)

Di Andrea Zanchin pubblicato il 16/12/15

Gli ami da carpfishing nel corso degli anni hanno subito notevoli trasformazioni, continue modifiche e piccoli accorgimenti finalizzati a migliorarne le prestazioni in relazione alla tipologia di terminali nei quali vengono montati. Scopriamo insieme quali sono le forme più utilizzate e quali sono i rig ad esse associati per aumentare in pesca l’efficacia dei nostri inganni...

Partendo dal principio, possiamo definire l’amo come la punta di diamante del nostro rig, l’unico elemento di contatto tra noi e il pesce, accessorio che deve soddisfare i requisiti di robustezza e mimetismo richiesti al fine di garantirci, non solo una solida e prolungata presa, ma anche un inganno quasi invisibile agli occhi della carpa. In questo senso, è fondamentale scegliere ami di qualità che non solo siano di nostro gradimento sotto il profilo estetico, ma che siano soprattutto funzionali per il fine a cui sono rivolti.

La forma dell’amo è un parametro fondamentale da considerare soprattutto in relazione al tipo di rig che si vuole utilizzare e, di conseguenza, alla tipologia di strategia che si vuole adottare in pesca. Molti pescatori commettono l’errore di fare questo ragionamento al contrario, ovvero quello di scegliere la forma dell’amo a monte per poi costruirci attorno il terminale più adatto, procedimento che può essere corretto se dobbiamo preparare dei terminali da conservare nel nostro rig wallet in modo da averli già pronti all’uso nei momenti di necessità, ma che è assolutamente errato una volta entrati nella fase tattica di pesca. Mi spiego meglio. Ogni acqua richiede approcci e strategie di pesca completamente diversi e, in alcuni casi, a causa dei continui mutamenti delle condizioni climatiche ed ambientali, non sono prevedibili o pianificabili a monte. Conseguentemente, solo nel momento dell’arrivo sullo spot di pesca ci si può fisicamente rendere conto della situazione e di come impostare la sessione di pesca, preferendo quindi l’utilizzo di boilies o granaglie, presentazioni di tipo affondante o pop-up, piuttosto che inneschi neutri o bilanciati. Da qui si parte per la scelta del terminale che deve essere funzionale sia ciò che si vuole innescare ma anche alla tipologia di carpe che si vogliono insidiare.

La mimetizzazione del terminale è fondamentale? Siamo in presenza di acquee ferme o correnti? Ci sono carpe diffidenti o sono smaliziate? Il fondale è duro o melmoso?

Queste sono solo alcune domande che ogni carpista dovrebbe porsi prima di scegliere un amo piuttosto che un altro e di conseguenza prima di preferire questo o quel tipo rig.

LE FORME PIU’ COMUNI

  • Chod Hook:  questo modello è caratterizzato da un gambo di media misura e da una curvatura larga in asse col gambo stesso. L’occhiello è invece piegato esternamente di circa 15° e ciò denota la sua principale peculiarità, ovvero quella di essere impiegato con materiali rigidi come per esempio il fluorocarbon o ricoperti di tipo strong. Ideale quindi per la realizzazione di terminali di tipo “stiff” o “chod”.

  • Straight Eyed Hook: uno dei modelli più classici degli ami da carpfishing. Caratterizzato da un gambo mediamente lungo e da una punta perfettamente in asse con lo stesso, questo amo risulta essere uno tra i più versatili mai prodotti. Il suo impiego può infatti spaziare a 360° grazie all’occhiello che non  presenta particolari angolazioni.


  • Kurv Shank Hook: è un modello molto particolare le cui caratteristiche risaltano subito agli occhi. Innanzitutto il gambo a curvatura ridotta e non rientrante, si abbina poi ad un occhiello inclinato verso l’interno di circa 25° che denota la volontà del suo progettista di offrire un amo che ruoti molto velocemente nella bocca del pesce per trovare il suo assetto ideale, favorendo così le allamate nella parte inferiore della bocca. Anche in questo caso l’amo è molto versatile e può essere impiegato nella quasi totalità delle presentazioni ivi compreso lo zig rig, tant’è che vengono prodotte appositamente misure molto piccole fino alla 12.

  • Bent Shank Hook: un altro grande classico “made in England”. In questo caso è stato ripreso il modello Mugga a cui è stato prolungato il gambo ricurvo rendendolo molto lungo. La punta risulta, anche in questo modello, perfettamente allineata col gambo, così come l’occhiello che ne segue la curvatura. Ideale per essere impiegato con presentazioni pop-up o bilanciate. Sottolineiamo che nel corso degli anni questa tipologia di amo è stata bandita in molte acquee a causa dei danni provocati alle bocche dei pesci, infatti questa forma ha la tendenza di ruotare molto velocemente all’interno della bocca della carpa e, di conseguenza, cucire più volte la cartilagine rendendo poi la fase di slamatura molto complicata e deleteria per il pesce.
  • Wide Gape Hook: ultimo in lista ma non certo per fama o numero di vendite, il leggendario “wide gape”. Si tratta di un uncino a curvatura larga, dove la distanza tra la punta dell’amo e il gambo è maggiore rispetto agli altri modelli. Questa caratteristica espone meglio la punta stessa che ha più spazio per agganciare la bocca del pesce garantendo quindi allamate più stabili. Le altre peculiarità di questo amo sono il gambo corto con un occhiello rientrante verso l’interno di circa 5° e la punta in asse col gambo stesso. Ideale per essere impiegato nella quasi totalità delle acque, soprattutto quelle popolate da grosse carpe dove l’auto-ferrata iniziale risulta essere fondamentale ai fini della cattura.
Nel prossimo appuntamento andremo ad approfondire quali sono le principali tipologie di rig associate alle varie forme di ami...non mancate!

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