Tecnica

A lancio sotto gli scalini (seconda parte)

Di Quirino Riccitelli pubblicato il 06/10/15

A lancio sotto gli scalini (seconda parte)

Di sicuro le foto con l’autoscatto verranno malissimo ma chi se ne frega! I pesci sono in piena salute e la forza di contrasto che usano durante combattimenti è notevolissima. Ho le braccia stanche e non ho tempo da perdere, perciò preparo uno stringer e via con due nuovi lanci.

Torno a sedere per riflettere un po’ sulla strategia di pesca che sto utilizzando… nonostante l’elevata pressione di pesca le carpe rispondono e si muovono tranquillamente; altre volte si assiste all’opposto, ovvero si bloccano e di rado pattugliano le zone pasturate (in presenza di quest’ultima condizione ho spesso catturato “fuori pastura”). Tra le 20:00 e le 6:00 ho sentito dalla tenda una decina di partenze dalla postazioni adiacenti, qui invece l’alba ha regalato le ore migliori. Proprio

quando il blu s’arrende all’azzurro sciogliendosi col giallo del sole qualche carpa ha fatto visita al mio spot, “bussando in centralina”. Mezz’ora fa l’ultima partenza, sarà meglio pasturare. In questo bacino le carpe si muovono all’unisono in banchi e, quando uno ce l’hai sotto, conviene tenerlo fermo dov’è. Mi spiego meglio… se pasturando molto (diversi chili di esche messi in acqua) non si registrano partenze è inutile continuare a buttare finché non ne arriva una.

Conosco carpisti che sversano secchi di pastura e poi stanno fermi sul “tanto prima o poi qualcosa passerà”. “Certamente”, aggiungerei io, ma se hai a disposizione una settimana o giù di lì. Quando invece non hai chissà quanto tempo, hai la necessità d’intercettare e bloccare qualche esemplare nel

 momento in cui inizia a cibarsi. In altre parole pasturare serve a tenerle ferme perché, semmai s’esaurisse la pastura sul fondo, andrebbero a cercarla velocemente altrove. Specialmente oggi che, di carpisti e pastura, è pieno il lago.

A questo punto non mi resta che correre in auto e prendere le palline di riserva: ne lancerò un chilo su ogni canna, poi confiderò nel pomeriggio. Vado e torno giù , poi pasturo sulle due canne già lanciate. Intanto decido di avvicinare allo scalino anche la centrale muta da ieri, così recupero l’innesco e noto che è perfettamente integro. Nessun segno d’usura o intacco, quindi preparo velocemente un terminale identico agli altri (che stanno lavorando bene), ossia uno snowman fatto da una 20mm affondante più una 16mm pop up. Finalmente lancio anche la terza sotto lo scalino, nel bel mezzo delle partenze già fatte ai lati. In quella zona tra ieri e oggi avrò messo in acqua all’incirca 4 chili totali di boilies. Considerando che tra qualche ora andrò via 2 chili per cominciare anche qui, nel mezzo, mi sembrano d’obbligo.

Nuovo aggiornamento: siamo dunque a 6 chili. Credo nelle potenzialità di questa precisa porzione di lago che, già in passato, mi ha regalato pesci stupendi. Ci venivo sempre nel momento preciso in cui, ogni anno, l’ estate stava per abdicare. Fine agosto insomma, e speriamo di finire la sessione col botto. Ho fiducia nelle 3 canne che lavorano sulla stessa linea, nello stesso corridoio alimentare rappresentato da questa parete rocciosa che infila l’unghia

 nel fondale. Intanto si fa ora di pranzo e mi butto sull’insalata di riso! Tra le 13:30 e le 16:00 ho avuto altre 4 partenze e ben 2 sulla canna centrale. Unico inconveniente: nessun pesce a guadino!

Inevitabili le pippe mentali sui terminali fatti male, poi via coi “macché li sai fare”, dubbi vari ecc... forse l’errore è che sto usando 3 identiche presentazioni, ovvero 3 omini di neve. L’unica cosa che cambia è l’aromatizzazione dell’innesco e, con pesci particolarmente

 attivi, forse sarebbe utile dirottare su inneschi singoli auto-bilanciati. Possiamo infatti distinguere 2 tipi di assetto neutro. Il parametro indispensabile per

 la classificazione sarà rappresentato dalla posizione assunta dall’amo in acqua. Come saprete nei terminali per pop up’s si aggiunge un peso che annulla la galleggiabilità dell’intero terminale. Effetto causato dalla pallina galleggiante. In altre parole, in questo tipo di terminali, la caratteristica tipica assunta dall’amo è il suo essere completamente staccato dal fondale. Non a caso decidiamo noi di quanto staccare l’innesco, in base al punto sul trecciato in cui andiamo a collocare il tungsteno o il piombo. Nelle presentazioni affondanti avremo invece sia l’amo che l’innesco perfettamente stesi sul fondale (in orizzontale).L’ assetto neutro possiamo distinguerlo (in base alla posizione dell’amo) in 2 differenti tipologie (in foto): una prima (A), tipica dello “snowman” dove l’amo è perfettamente disteso e crea u


n angolo retto con l’innesco posto in verticale, e una seconda (B) in cui l’amo si adagia con la punta sul fondo (presentazione leggermente/tendenzialmente galleggiante). Si tratta in entrambi i casi di assetti neutri, in cui basta il peso del complesso “amo/esche” per annullare la galleggiabilità della risultante delle palline. Cambia semplicemente la posizione dell’amo dunque, e questo non è un aspetto da sottovalutare. Oggi le carpe pattugliano velocemente il fondale, aspirando tra le numerose palline presenti e quindi l’amo in posizione B è da preferire. E’ intuitivo comprendere che un

 amo del genere è come se fosse già in posizione di allamata. Ovvio che durante la fase di aspirazione cambierà la sua posizione ma, nella successiva fase

 di espulsione, esso penetrerà più facilmente nella parte carnosa del labbro inferiore. Sul mercato esistono numerosi tipi di hookbaits (comprese quelle con il sughero spezzettato all’interno del base mix), ma in tutti i casi si dovrebbe assistere ad una lenta discesa del terminale fino a che lo stesso s’adagia delicatamente sul fondale, ed è sufficiente (ripeto) il solo peso dell’amo a compensare la galleggiabilità della pallina. Se non ci fosse l’amo la pallina, naturalmente, tornerebbe in superficie. Intorno alle 17:00 ho avuto altre 2 partenze, una slamata (sempre sull’omino) e una fotografata (grazie ad una singola auto-bilanciata da 20mm di casa Over Carp Baits).

Non è assolutamente una carpa da copertina, ma per me vale più di tante altre prese con meno sacrificio. Oggi va un po’ troppo di moda pescare con la barca, spesso dimentichiamo come si lancia e c’è gente che cala laddove potrebbe lanciare: lo fanno per scomodità ed è una scelta del tutto personale… conosco carpisti che hanno comprato prima la barca e poi il materassino, che non hanno mai pescato a lancio. Io il gommone ce l’ho da pochi anni e, quando posso, lo lascio a casa! Questa sessione mi ha fatto riscoprire il lato bello del minimalismo, ho ritrovato quella voglia di non percorrere necessariamente la solita strada.

Capita spesso, anche quando una sessione inizia bene, che poi mutino le regole d’ingaggio e, assecondare i pesci o sbagliare pur di tentare, beh queste sono le uniche strategie vincenti che conosco. Canne nel fodero: si sta facendo tardi, così nel primo pomeriggio inizio a smontare l’accampamento e comincio a riportare in auto le cose che non servono più. Sessione appena conclusa e sono già in auto sulla via del ritorno. Non ho più canne in pesca e non ho fatto il record, ma in fondo a me va bene così…


FacebookTwitterGoogle+Invia per email

Collabora


Ti potrebbero interessare anche:








Inserisci un commento

(La pubblicazione è soggetta ad approvazione da parte della redazione.)