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A volte ritornano...

Di Roberto Ripamonti pubblicato il 17/04/18

Mentre da dieci anni si parla di bracconaggio e di difesa delle acque saltano fuori esponenti di una vecchia pesca che non esiste più e ci deliziano con teorie certamente rispettabili ma che i fatti, hanno dimostrato inadatte.

Credevamo di aver superato lo stato d’ansia e di terrore (??) generato dalla presenza, invero sempre in diminuzione, del glanis nelle nostre acque avendo a che fare con nemici assai più distruttivi poi,. la mia attenzione è stata richiamata da un profilo Facebook , in cui si leggono teorie che ci (mi) riportano indietro di 15-20 anni e che credevo assolutamente sopite.

MI riferisco a quando scritto da Giandomenico Bocchi, autorevole firma della pesca nazionale, l’unico di cui mi vanto di possedere tutti i libri e i tra i pochi  (accanto ad Albertarelli e Molinari) che tengo  sul podio delle più importanti personalità della pesca sportiva italiana di sempre.

Lo spinning è passato attraverso le sue mani sulle riviste che hanno fatto al storia e, per le quali io stesso ho scritto per circa 30 anni (a giorni).

Non che lo scrivere libri sia garanzia di saggezza sia chiaro, io dopo averne scritti più di chiunque altro mi reputo ancora un entusiasta appassionato con molta strada da percorrere per la saggezza..

Detto questo, per dovere e per correttezza, essendo ormai vicino a quota 60 ed avendo vissuto le nostre acque sin dalla prima metà dei mitici anni ’60, mi permetto di contraddire GDB, ben ricordando la ingiustificata violenza verbale espressa nei miei confronti sulle pagine di Pescare allorquando, giovane autore alle prime armi mi permisi di far presente che sul siluro la pensavo in modo totalmente differente.  

Mi prese in giro pubblicamente ironizzando sui miei presunti guadagni che le mie teorie pro siluro mi avrebbero garantito. Ma il tempo è gentiluomo e quelle basse allusioni sono state smentite dai fatti.

Continuo a pilotare aerei e la pesca continua ad essere un hobby.

Fu atto di tale arroganza  ingiustificata che mi fece chiudere i rapporti con il GDB e mettere i suoi libri nel cassetto a significare che forse, la tolleranza non era nelle sue cartucce.

Ma, veniamo al dunque per l'ultima volta perché sono argomenti superati dall'attualità degli ultimi 20 anni...

Il siluro è stato il frutto di immissioni criminali da parte di chi le ha effettuate; chi e come è tardi ed inutile dirlo.

Idem per altri allocotoni sebbene la moderna pesca sportiva sopravviva grazie a questi pesci stranieri.

Sta di fatto che questi hanno gradualmente preso il controllo dei nostri fiumi e dopo qualche anno, allorquando altri predatori sono diminuiti, è stato ritenuto colpevole unico e tale da dover essere distrutto a tutti i costi. 

Mi sono sempre opposto a questa visione unidirezionale sebbene non abbia titoli accademici per farlo poiché, ho sempre ritenuto che vi fossero diverse cause concomitanti ad aver favorito l’espansione del glanis a discapito delle altre specie. 

Un primo esempio è dato dalla presenza ai dighe mal costruite, senza scale di monta e che hanno gradualmente massacrato i fiumi di tutto il mondo; (non sono io a dirlo).

Tutti i ghiareti a valle delle dighe, sono spariti e con essi negli anni, la micro-fauna, i letti di frega di talune specie (lasche, savette, barbi).

L’acqua stessa è cambiata; le analisi chimiche parlano chiaro; non è la stessa acqua degli anni ’60-’70 quando GDB pescava (ed io facevo lo stesso) sui fiumi della Padana. 

Sono tornato sul PO dove pescavo nel 1967 con mio nonno e catturavamo milioni di alborelle tra i canneti e ho visto solo una distesa di melma. 

Dove sono finite le ninfee, le ha mangiate il siluro? E i canneti? Anch’essi divorati dal glanis  e dagli amur….oppure spazzati via dai fosfati..?

Terzo esempio, le gare di pesca. Immissioni sconsiderate di gardon, carassi, breme effettuate in passato quasi remoto. In mezzo ad essere certamente piccoli siluri. Impossib ile copntenere la proliferazione di pesci mangia uova altrui..Nelle seconda metà degli anni ’70 gareggiavo per i Cormorani di Roma e il Turano era il campo gara per eccellenza, Ogni week end c’erano gare con quintali di triotti, alborelle, cavedani, lasche che finivano poi nell’immondizia. Ora cosa c’è nel Turano? I siluri non erano presenti in quel bacino così come nel Salto eppure è sparito tutto.Trasimeno?? Proprio l’altro giorno a Passignano veniva ricordato come il lago fosse pieno di alborelle poi rimpiazzate dai carassi…

I canali della bonifica di Latina dove negli anni ’80 c’erano più triotti che acqua, ora spariti completamente sebbene di glanis non se ne veda l’ombra; in compenso sono spariti anche i canneti, la vegetazione subacquea è morente e l’acqua ha totalmente cambiato colore.

L’Arno fiorentino, campo gara tra i più apprezzati d’Europa fino a 20 anni anni fa, poi sparito nel nulla al punto da diventare, quella si, terra di siluri e grandi carpe. Situazione surreale quella dell'Arno ma, i locali e gli agonisti spesso hanno fatto riferimento che la sparizione del pesce/gara coincide con al chiusura dei cosiddetto fognoni….Ora che hanno tolto i siluri con operazioni di eradicazione, mi auguro di essere smentito con l’arrivo di milioni di carpette, savette e scardole. Al momento non ne ho viste…

Questi sono alcuni piccoli esempi ma ne potrei portare decine avendo, io si, girato l’Italia e l’Europa in lungo e in largo proprio per pescare e conoscere.

Un esempio su tutti; come mai in Drava sotto la diga di Feistriz ci sono i siluri ma allo stesso tempo troviamo altre specie predatorie (aspio, trota, huco,huco, luciperoca, persico reale, cavedano, anguilla) eppure, il fiume brulica di pesce bianco? Idem tante altre acque ben preservate e dove la gestione è stata al passo con i tempi..

Non sarà che, avendo protetto l’acqua e di conseguenza gli habitat i siluri non sono riusciti a diventare dominanti per la presenza di altri predatori d’equilibrio?

L’attacco al siluro è fuori tempo caro GDB, ci sono ben altro problemi da superare che non la diminuzione del numero di cheppie che risalgono il Taro. 

Pensi caro e rispettabile Maestro che davanti a Fiumicino le pescano comn tramaghli da sponda a sponda, prima ancora che entrino in Tevere e che le poche che risalgono (e che ho pescato a mosca l’anno scorso), vanno a sbattere contro la diga di Caste Giubileo dove orde di ancorettatori di varia nazionalità le aspettano per bucarle…sempre che non siano finite dentro qualche rete oppure, rincoglionite da un elettrosorditore.

Per la cronaca, il fondale della diga, un tempo ricco di barbi, lasche e altre meraviglie ora è una distesa di fango…

Bloccare la diffusione del glanis laddove sia possibile è opera che ha un grande senso; eradicarlo è oramai una cazzata l’altri tempi perché è dimostrato che, togliendolo, non torna nulla. 

Non a caso, nel disegno di legge presentato al Senato qualche mese, fa la stessa classificazione delle acque è cambiata, inserendo quelle in cui la gestione degli alloctoni (tra cui il glanis) passa in secondo piano rispetto alla valenza economica della pesca sportiva.

Era quello che sostenevo 20 anni fa difendendo il siluro mediante ragionamenti a favore della pesca sportiva e non, per interessi personali. Preferisco dedicare parte del mio tempo  al racconaggio e a raccontare come la pesca sia una cosa seria e non  il passatempo di poveri sfigati (come troppi ancora credono).

Abbiamo bisogno di questo perché è in atto una guerra e il siluro, i bracco, lo hanno disintegrato a suon di scariche elettriche insieme a tutto il resto.


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