Tecnica

850 km

Di Quirino Riccitelli pubblicato il 21/05/17

850 chilometri d’asfalto e cartelloni verdi, quasi mai sopra i 130 orari “onde” evitare “mari mossi”, tipo l’ulteriore intaccamento del già risicato budget. Canne a vista, come fucili puntati verso sud e io sto rotolando in quella direzione, tantoché RDS nei pressi di Firenze passa proprio il pezzo dei Negrita.

Ogni rientro è un’odissea ma per la pesca e la famiglia farei questo ed altro. L’attrezzatura sballottolata in un sol “dì”  dal Piemonte a Piedimonte e, durante tutto il percorso,  m’accompagna una voglia assurda di pesca. E’ già tarda sera quando parcheggio sotto casa, non ho la forza, e sarebbe anche inutile, scaricare dall’auto un’attrezzatura che poi, l’indomani, dovrei caricare nuovamente.

L’ultima sessione in casa fino al prossimo luglio e starò giù per appena una manciata di giorni: queste le regole d’ingaggio. In altre parole non c’è tempo da perdere, difatti,  prima ancora di entrare in casa, già chiamo il socio che mi conferma la notte secca per il giorno dopo. Manco il tempo di salutare tutti i parenti, che già sento il bisogno di passare a trovare “quel vecchio amico”. Ed è un lago… arrivo finalmente sulle sue sponde nel primo pomeriggio del giorno seguente e, prima di pensare alla pesca, mi concedo un buon quarto d’ora per osservare e perdermi in ciò che più volte avevo immaginato nelle settimane precedenti; fa un po’ l’effetto di quando rivedi una persona a te cara, ma una di quelle che manca davvero, dopo un sacco di tempo… ritorno in me e, con me, ho giusto il minimo indispensabile.

Anzi manco quello! Ho lasciato al Nord parecchie delle cose che mi servirebbero, e le elenco tutte, una alla volta, mentre monto e non le trovo. Si pesca comunque, sia chiaro, senza però il solito long-range o quelle comodità che nella stagione estiva non mancherebbero. Dormirò in auto e pescherò a corto raggio, sfruttando la fascia di canneti posta sui 120 metri dalla riva. L’acqua non manca e posso raggiungere ottimi spot a corto raggio, quasi a portata di lancio. Il corrente pre-frega rappresenta un periodo dalle enormi potenzialità in termini di catture, ma inutile pensarci o fantasticare troppo; adesso conviene concentrarsi sugli spot, quindi non resta che addentrarsi nell’elemento liquido. Adagiamo quindi il mini gommone in acqua e via a sondare con una canna il fondale nei pressi delle cannucce, alla ricerca di zone promettenti. E’ risaputo quanto, a ridosso della frega, le carpe si nutrano con maggiore frequenza, pertanto mettere in acqua qualche chilo di palline mi sembra doveroso… la zona di calata presenta un fondale piuttosto costante, che tende a indurirsi a ridosso del canneto. Pescare praticamente attaccati ad un ostacolo così insidioso non sarà il massimo, ma le zone migliori sembrerebbero proprio queste ultime. Il muro di cannucce si estende per circa 100 metri, tanto da permettermi di circondarlo completamente, piazzando due inneschi agli estremi e uno al centro. Mi affiderò a boilies già testate lo scorso anno in queste acque: le Smoked Salmon Pink Pepper di casa Over carp baits. In genere tendo a variare le aromatizzazioni delle mie hookbaits e delle palline da pastura quando ho a disposizione più giorni, ma per questa short session meglio puntare su prodotti fidati; terminali elementari con una singola bilanciata da 20mm e via alle “danze”, che (restando in tema) manca poco per i rituali d’accoppiamento. Nella speranza di intercettare una golosona baffuta metto in acqua un totale di circa 6 chili di Smoked, sbriciolandone un chiletto e distribuendole lungo tutto il canneto (anche al suo interno). Purtroppo le carpe non sono gli unici pesci attivi in questo periodo, pertanto destino una quota di pastura ai famelici pesci di disturbo (no target) e, allo stesso tempo, mi garantisco una scia aromatica assurdamente intensa, con una contemporanea e peraltro rapida entrata in pesca. L’acqua è quasi trasparente, infatti riesco a scorgere sul fondale un passaggio scavato, una sorta di strada subacquea che spero diventi trafficata stanotte. Scrutare con meticolosità il fondale, cercando di “leggerlo” coi soli occhi, non è facile ma mi ha permesso più volte di trovare zone molto produttive. Dopo lo studio non resta che dedicarsi alle calate, ultimate nel tardo pomeriggio; rapida giunge la sera e mi nutro augurando alle carpe lo stesso, mentre sopra la testa compare una gibbosa da poco calante, infissa in un cielo pieno di stelle con le montagne a far da cornice… ci metto un po’ prima di abbandonarmi a Morfeo, e non perché il sedile sia scomodo, ma poiché mi rapisce la magia della nebbia che pian piano avvolge e abbraccia il lago; è come se gli volesse talmente bene da volerlo proteggere con una sciarpa addosso per la notte. Io, invece, su due paia di pantaloni, tre felpe e anche il vecchio cappello di lana. Come diceva nonna: “caldo di panno non fa danno”. Vi assicuro che le escursioni termine appenniniche quando si superano i 1000 metri si pagano care. Chiedete pure lumi alla cervicale! Mi mancava questo posto, e la calma notturna promette bene. Intorno all’una di notte me la sognavo da poco ma di gusto, quando la centralina s’è fatta loquace tutt’un tratto; esco dall’auto e sento in sottofondo delle sfrizionate decise sulla centrale, mentre (come al solito) il coefficiente sale appena sto alle prese con i soliti stivali (che mai entrano quando dovrebbero)… nonostante avessi serrato la frizione dei baitrunner al limite dello “scardinamento” della canna dal pod (causa la vicinanza al canneto), la carpa aveva preso diversi metri e, prima ancora di salire in barca, cerco di combatterla per allontanarla dagli ostacoli. Dopo la ferrata provo a forzare per spostarla da una zona in cui, più volte, ne ho perse diverse. Sento che c’è,  anche se tra me e lei c’è pure un bel po’ di casino da risolvere. Saliamo a bordo e il socio va di quinta sparato verso il segnalino che riflette e restituisce il bagliore della mia frontale, indicandoci (molto probabilmente) il punto giusto in cui inizieranno le bestemmie. In tutta onestà pensavo fosse peggio finché, arrivato nei pressi del settore di calata, non vedo la livrea di una grossa specchi parcheggiata con eleganza sotto un ciuffo giallo. Spengo la luce per non indisporre ulteriormente il ciprinide che esce dalle cannucce e si dirige verso una zona pulita, regalandoci un combattimento da urlo per i soli due metri d’acqua in cui nuotava. E ancor nuota. Dopo la prima guadinata, clamorosamente fallita, e svariate ripartenze, riusciamo a garantirci una cattura che, a prima vista, parrebbe più che dignitosa. Conosco un po’ di carpisti che spacciano pesi ad canis cazzum, ed altri che confondono, forse, le libbre coi chili… questo per dire che io sto dalla parte di quelli che: “ il peso è solo un mero dettaglio”, mentre l’emozione resta e ti aiuta a vivere meglio. Stavolta la fortuna mi ha assistito, sia per il peso che per quanto concerne la bellezza dell’esemplare, ma non è di certo una questione di bravura… ineffabile la gioia che una semplice cattura riesce ancora a regalarmi, tanto quanto le sensazioni che ho provato l’indomani, quando ho salutato ancora quel vecchio amico. Arrivederci a presto…


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